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CATECHISMO DEGLI ADULTI

CATECHISMO DEGLI ADULTI
INDICE TEMATICO
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Catechismo degli Adulti

Proprietà 887 , 1124-1127

Settimo comandamento
[887]  Il settimo comandamento “Non rubare” educa al corretto uso delle cose materiali nella relazione con gli altri, alla luce del primato di Dio e della carità fraterna. Proibisce di offendere il prossimo usurpando o danneggiando i suoi beni. Prescrive l’osservanza della giustizia, esigendo che si rispettino sia l’universale destinazione dei beni sia il diritto alla proprietà privata. Promuove la solidarietà tra le persone e tra i popoli, con una speciale attenzione ai poveri, nel rispetto dell’integrità del creato.
CCC, 2401-2449CdA, 1112-1143
CONFRONTAVAI
Economia di comunione
[1124] I beni di questo mondo possono rendere il cuore insensibile a Dio e al prossimo, ma possono anche diventare strumento di comunione.
L’Antico Testamento riconosce il diritto alla proprietà privata e comanda di non rubare, non desiderare i beni del prossimo
nota
Cf. Es 20,1517.
e non spostare i confini in maniera fraudolenta
nota
Cf. Dt 19,14.
. Nello stesso tempo stabilisce precisi oneri sociali a carico della proprietà: la spigolatura, le decime, l’anno sabbatico, l’anno giubilare
nota
Cf. Lv 25,8-17.
, il dovere dell’elemosina
nota
Cf. Dt 15,7-11.
. I beni che il Creatore ha affidato al genere umano, non possono essere posseduti egoisticamente, ma devono essere condivisi e tornare a vantaggio di tutti.
Gesù urge con forza questa esigenza: «Vendete ciò che avete e datelo in elemosina; fatevi borse che non invecchiano, un tesoro inesauribile nei cieli, dove i ladri non arrivano e la tignola non consuma» (Lc 12,33). Chi si converte, come il pubblicano Zaccheo, dona almeno una parte consistente dei suoi beni
nota
Cf. Lc 19,1-10.
.
L’apostolo Paolo esorta i cristiani a lavorare alacremente, per non essere di peso agli altri
nota
Cf. 1Ts 4,12.
e per aiutare «chi si trova in necessità» (Ef 4,28). Raccomanda di donare liberamente, per convinzione interiore, con generosità e con gioia: «Chi semina scarsamente, scarsamente raccoglierà e chi semina con larghezza, con larghezza raccoglierà. Ciascuno dia secondo quanto ha deciso nel suo cuore, non con tristezza né per forza, perché Dio ama chi dona con gioia» (2Cor 9,6-7).
La circolazione dei beni materiali contribuisce all’edificazione della comunità: «È con i nostri patrimoni che diventiamo fratelli»
nota
Tertulliano, Apologetico, 39, 10.
. Nello stesso tempo la persona si realizza nella sua più intima vocazione e sperimenta che donare è bello; anzi: «Vi è più gioia nel dare che nel ricevere!» (At 20,35).
Funzione sociale della proprietà e del lavoro
[1125]  Il magistero recente della Chiesa conferma la legittimità della proprietà privata, considerandola «come un prolungamento della libertà umana»
nota
Concilio Vaticano II, Gaudium et spes, 71.
, indispensabile all’autonomia della persona e della famiglia. Contemporaneamente ribadisce però l’universale destinazione dei beni. Ciò significa che la proprietà ha un’intrinseca funzione sociale e deve essere gestita in modo da tornare a vantaggio di tutti
nota
Cf. Concilio Vaticano II, Gaudium et spes, 69; Giovanni Paolo II, Christifideles laici, 43.
.
Il superfluo economico deve essere messo a disposizione del prossimo, con la donazione o con altro impiego socialmente utile. Quanto ai beni produttivi, è lecito possederli solo se vengono usati come strumenti a servizio del lavoro
nota
Cf. Giovanni Paolo II, Laborem exercens, 14.
.
[1126]  Il lavoro stesso, di cui la proprietà è frutto e strumento, non è un fatto individuale isolato, ma sociale, anzi un processo storico comune, del quale tutti siamo eredi e protagonisti. Basti pensare per quante mani passa un oggetto qualunque, ad esempio un libro, durante il suo processo di formazione, che ingloba vari elementi, come il testo, la carta, la stampa, la distribuzione. Tutti partecipiamo, con ruoli e funzioni diverse, a un’immensa comunità di lavoro, nella quale si producono e si scambiano beni di ogni genere. «Oggi più che mai lavorare è un lavorare con gli altri e un lavorare per gli altri»
nota
Giovanni Paolo II, Centesimus annus, 31.
. Ne consegue che ognuno è chiamato a svolgere il suo compito «così da prestare un conveniente servizio alla società»
nota
Concilio Vaticano II, Gaudium et spes, 34.
, al di là della propria famiglia. Ciò comporta che si agisca con competenza professionale, dedizione personale, premura per umanizzare il luogo di lavoro, impegno per armonizzare gli interessi particolari con quelli generali, iniziativa culturale e politica perché la dignità della persona sia posta al centro del sistema produttivo.
[1127] Una spiritualità della vita economica si caratterizza per questi valori: sobrietà, disponibilità a condividere i beni, serietà e competenza nel lavoro, solidarietà sociale, sensibilità politica, attenzione alle esigenze della propria famiglia, redenzione delle situazioni di fallimento o di ingiustizia mediante il significato della croce.