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CATECHISMO DEGLI ADULTI

CATECHISMO DEGLI ADULTI
INDICE TEMATICO
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Catechismo degli Adulti

Parrocchia 458 , 749

La parrocchia
[458]  All’interno della diocesi ha grande importanza la parrocchia, comunità stabile di credenti idonea a celebrare l’eucaristia, guidata da ministri ordinati in qualità di collaboratori del vescovo. È l’espressione «più immediata e visibile»
nota
Giovanni Paolo II, Christifideles laici, 26.
della comunione ecclesiale. Anch’essa rappresenta «in certo modo la Chiesa visibile stabilita su tutta la terra»
nota
Concilio Vaticano II, Sacrosanctum concilium, 42.
. «È la Chiesa posta in mezzo alle case degli uomini... Vive ed opera profondamente inserita nella società umana e intimamente solidale con le sue aspirazioni e i suoi drammi»
nota
Giovanni Paolo II, Christifideles laici, 27.
. È chiamata a promuovere rapporti umani e fraterni, ad essere «la casa aperta a tutti e al servizio di tutti o, come amava dire il papa Giovanni XXIII, la fontana del villaggio, alla quale tutti ricorrono per la loro sete»
nota
Giovanni Paolo II, Christifideles laici, 27.
. Spetta «ad essa iniziare a raccogliere il popolo nella normale espressione della vita liturgica; ad essa conservare e ravvivare la fede della gente di oggi; ad essa fornirle la scuola della dottrina salvatrice di Cristo; ad essa praticare nel sentimento e nell’opera l’umile carità delle opere buone e fraterne»
nota
Paolo VI, Discorso al clero romano, 24 giugno 1963.
. Perché non si riduca a una struttura di servizi religiosi, occorre sviluppare un clima fraterno di comunicazione e corresponsabilità intorno al parroco, rappresentante del vescovo e «vincolo gerarchico con tutta la Chiesa particolare»
nota
Giovanni Paolo II, Christifideles laici, 26.
. Occorre valorizzare i carismi personali e le esperienze associative, promuovendo i ministeri, sollecitando l’interessamento e la partecipazione da parte di tutti.
La parrocchia, in vista di una maggiore efficacia operativa, «può essere collegata con altre del medesimo territorio anche in forma istituzionale»
nota
Giovanni Paolo II, Christifideles laici, 26.
. Al suo interno può essere articolata in piccole comunità ecclesiali di base, che «s’incontrano per la preghiera, la lettura della Scrittura, la catechesi, la condivisione dei problemi umani ed ecclesiali in vista di un impegno comune»
nota
Giovanni Paolo II, Redemptoris missio, 51.
. Esse risultano particolarmente preziose per la formazione delle persone e la valorizzazione dei loro doni, per l’esperienza concreta di fraternità e di appartenenza alla Chiesa, per l’evangelizzazione e la promozione umana.
La Chiesa è popolo e famiglia: vuole raccogliere in armonia tutte le voci, senza sminuire la loro originalità.
CCC, 2179
[749] La Chiesa non si regge sull’equilibrio delle forze e sul compromesso tra interessi contrastanti, ma sul reciproco dono di sé, a somiglianza delle Persone divine. Una comunità diventa figura storica della Trinità e risplende di bellezza nella misura in cui la carità tra i cristiani viene sperimentata concretamente.
La spiritualità di comunione è particolarmente attuale oggi, nell’anonimato della società di massa. Anonimato vuol dire povertà di rapporti umani, superficialità di incontri occasionali o strumentali, solitudine in mezzo a una folla in continuo movimento. Quando i cristiani diventano «un cuore solo e un’anima sola» (At 4,32), rivelano il volto di Dio e attirano gli uomini a lui.
Il dono dell’unità viene dato a tutti; ad alcuni poi è affidato come carisma particolarmente intenso e fecondo. Il luogo ordinario di questa esperienza è la parrocchia.