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CATECHISMO DEGLI ADULTI

CATECHISMO DEGLI ADULTI
INDICE TEMATICO
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Catechismo degli Adulti

Ministro 653-654 , 670 , 681 , 686 , 708 , 714 , 720 , 735

Chi celebra
[653] La liturgia è innanzitutto azione di Cristo, eterno sacerdote; ma è anche celebrazione della Chiesa, intimamente associata a lui nel santificare gli uomini e nel lodare il Padre. In quanto azione di Cristo, la liturgia è una e perfetta; in quanto attività della Chiesa, immersa nella storia, varia secondo le tradizioni culturali, la formazione spirituale e la sensibilità pastorale delle concrete comunità cristiane e dei loro ministri.
[654] Il soggetto che celebra il culto liturgico è sempre la Chiesa universale, unita a Cristo. Ma essa si esprime visibilmente attraverso assemblee e singole persone che la rappresentano legittimamente.
Si può trattare dell’assemblea eucaristica presieduta dal vescovo o dal parroco, della comunità monastica o del gruppo di fedeli riunito per la liturgia delle ore, del sacerdote che da solo celebra la Messa o la liturgia delle ore. Ovviamente è da preferire, ogni volta che i riti lo comportano, una celebrazione comunitaria, che esprime con più verità e pienezza la Chiesa
nota
Cf. Concilio Vaticano II, Sacrosanctum concilium, 27.
. Anzi bisogna promuovere la «piena, consapevole e attiva partecipazione»
nota
Concilio Vaticano II, Sacrosanctum concilium, 14.
di tutti. Anche da un punto di vista umano, celebrare conviene eminentemente alla comunità che si raduna.
Il ministro
[670]  Il battesimo è dono del Signore risorto, mediante la Chiesa. Lo si 16-320.pngriceve: non ci si battezza da soli. Il ministro che rappresenta Cristo e la Chiesa normalmente è il ministro ordinato: vescovo, presbitero o diacono; in caso di necessità può essere chiunque, uomo o donna, purché abbia l’intenzione di fare ciò che fa la Chiesa. Un’intenzione conforme a quella della Chiesa può trovarsi anche fuori di essa. A questo riguardo, mentre riteniamo dubbio o nullo il battesimo conferito da alcune sètte, riconosciamo come valido quello conferito da appartenenti ad altre Chiese e comunità ecclesiali, come gli ortodossi, gli anglicani, i luterani, i calvinisti, i valdesi; anzi, sebbene non inserisca nella piena comunione ecclesiale, lo consideriamo il principale fondamento di una rinnovata fraternità ecumenica.
I riti
[681]  La celebrazione sottolinea tutto questo con suggestiva semplicità. Il vescovo, ministro originario del sacramento
nota
Cf. Concilio Vaticano II, Lumen gentium, 26.
, benedice il crisma per tutta la diocesi nella messa crismale in prossimità della Pasqua. Al momento opportuno presiede, o di persona o per mezzo di un suo delegato, la liturgia del sacramento. Chiama i candidati, presentati dalla comunità cristiana e accompagnati dai loro padrini, a rinnovare gli impegni battesimali. Stende le mani e invoca l’effusione abbondante dello Spirito, continuando il gesto degli apostoli e mostrando il legame che unisce i cresimati alla Chiesa. Quindi pone la mano destra su ciascun cresimato, in segno di benedizione e di missione; lo unge sulla fronte con il crisma, olio profumato da cui deriva a questo sacramento il nome di cresima, esprimendo la partecipazione alla consacrazione messianica di Gesù e il dono dello Spirito per la testimonianza evangelica; nello stesso tempo pronuncia la formula: «Ricevi il sigillo dello Spirito Santo che ti è dato in dono», con la quale si indica il rafforzamento del battesimo e l’appartenenza irrevocabile a Cristo.
Il ministro e l’assemblea
[686]  Già questa antica descrizione, pur attestando la partecipazione attiva di tutta l’assemblea, mette in forte risalto il ruolo del capo della comunità. Fin dall’inizio chi guida la comunità presiede anche l’eucaristia. Solo i vescovi e i presbìteri, validamente ordinati, possono consacrare validamente, essendo abilitati ad agire in nome di Cristo
nota
Cf. Concilio Lateranense IV, Costituzione 1 “De fide catholica” - DS 802.; Concilio di Trento, Sess. XXIII, Dottr. Sul sacramento dell’ordine, Can. 1 - DS 1771.
. D’altra parte tutti i cristiani, diventati per il battesimo popolo sacerdotale hanno il diritto e il dovere di associarsi all’azione liturgica
nota
Cf. Concilio Vaticano II, Sacrosanctum concilium, 14; Messale Romano, Principi e norme, 62.
.
Il presidente e l’assemblea sono segni in cui Cristo attua la sua presenza. Per acclamare il Signore che viene e si esprime in questi segni, si cura la convocazione dell’assemblea e si solennizzano nella Messa i riti di introduzione.
[708]  Al peccatore che manifesta il suo pentimento mediante la confessione dei peccati e l’accettazione di un impegno di penitenza, Dio concede il suo perdono attraverso l’assoluzione data dal sacerdote
nota
Cf. Rito della penitenza, Premesse, 6.
. Il Padre accoglie il figlio che torna a casa; Cristo prende sulle spalle la pecora perduta
nota
Cf. Lc 15,4-7.
; lo Spirito santifica ancora il tempio della sua presenza
nota
Cf. Ef 2,21-22.
.
Il sacerdote, come il Signore Gesù, è fratello che comprende, medico che cura, maestro che insegna la strada, giudice che lega e scioglie. L’assoluzione che egli dà, è riconciliazione con Dio e con la Chiesa, come insegna il concilio Vaticano II: «Coloro che si accostano al sacramento della penitenza ottengono dalla misericordia di Dio il perdono delle offese a lui arrecate e la riconciliazione con la Chiesa che hanno ferito col loro peccato»
nota
Concilio Vaticano II, Lumen gentium, 11.
.
Il peccato è offesa all’amore di Dio e insieme danno arrecato, direttamente o indirettamente, alla Chiesa: è quindi ragionevole che la riconciliazione con Dio sia congiunta alla riconciliazione con la Chiesa; è ragionevole che si debba ricorrere al sacerdote che la rappresenta. Di più, la presenza del sacerdote indica che la giustificazione è dono che si riceve, non traguardo che si conquista. Non ci si battezza da soli e non ci si assolve da soli: un peccatore non può darsi la vita nuova dei figli di Dio, come un morto non può risuscitare se stesso.
L’unzione e la sua efficacia salvifica
[714]  Secondo una prassi in atto fin dalle origini apostoliche e attestata dalla lettera di Giacomo, la cura dei malati da parte della Chiesa culmina in un rito speciale di natura sacramentale, l’unzione degli infermi: «Chi è malato, chiami a sé i presbìteri della Chiesa e preghino su di lui, dopo averlo unto con olio, nel nome del Signore. E la preghiera fatta con fede salverà il malato: il Signore lo rialzerà e se ha commesso peccati, gli saranno perdonati» (Gc 5,14-15). Questo testo presenta l’unzione dei malati come un evento di guarigione totale, con effetti spirituali e corporali.
Il sacramento è rimasto sempre vivo nella tradizione liturgica, sia in oriente che in occidente, ma con molte variazioni disciplinari e rituali. Il ministro è il sacerdote
nota
Cf. Concilio di Firenze, Bolla di unione degli Armeni “Exsultate Deo” - DS 1325.
. Possono ricevere il sacramento i fedeli il cui stato di salute risulta seriamente compromesso per malattia o vecchiaia
nota
Cf. Sacramento dell’unzione e cura pastorale degli infermi, Premesse, 8.
. Il conferimento del sacramento si può ripetere quando ve ne sia ragione. Non bisogna riservarlo ai soli moribondi né, d’altra parte, darlo indiscriminatamente a tutti gli anziani, compresi quelli in piena salute e vitalità. Il rito prevede che il ministro del sacramento applichi l’olio sulla fronte e sulle mani, perché l’uomo pensa e agisce, e pronunzi al tempo stesso la seguente formula: «Per questa santa unzione e la sua piissima misericordia ti aiuti il Signore con la grazia dello Spirito Santo. E, liberandoti dai peccati ti salvi e nella sua bontà ti sollevi»
nota
Sacramento dell’unzione e cura pastorale degli infermi, Premesse, 78.
. Particolarmente utili sono le celebrazioni comunitarie: sia per i malati, che avvertono intorno a sé la preghiera e l’amicizia della comunità, sia per la comunità, che riceve dai malati una testimonianza di fede, di generosità nel sacrificio e di libertà interiore nei confronti delle cose terrene, ed è oltretutto bisognosa di essere aiutata a superare la mentalità che spinge a celebrare l’unzione all’ultimo momento, in fretta e quasi di nascosto.
Il carattere sacramentale
[720]  La dottrina della Chiesa precisa che attraverso l’ordinazione, conferita dal vescovo, viene trasmesso lo Spirito Santo ed impresso il carattere; perciò chi è diventato sacerdote non può ritornare laico
nota
Cf. Concilio di Trento, Sess. XXIII, Dottr. Sul sacramento dell’ordine, Can. 4 - DS 1774.
. Il carattere proprio di questo sacramento configura a Cristo capo della Chiesa, in modo da poter agire in suo nome nell’insegnare, nel santificare, nel governare
nota
Cf. Concilio Vaticano II, Presbyterorum ordinis, 2.
. Per questo il sacerdozio ministeriale differisce essenzialmente, non solo di grado, da quello comune dei fedeli; è al servizio di esso, lo genera e lo nutre con la Parola e con i sacramenti
nota
Cf. Concilio Vaticano II, Lumen gentium, 10.
, specialmente con l’eucaristia. Viceversa differiscono di grado tra loro i tre ordini gerarchici. «Con la consacrazione episcopale viene conferita la pienezza del sacramento dell’ordine», cioè «la totalità del sacro ministero»
nota
Concilio Vaticano II, Lumen gentium, 21.
. I presbìteri sono consacrati come collaboratori qualificati del vescovo nella guida della comunità cristiana; il legame che li unisce a lui è sacramentale e non semplicemente giuridico
nota
Cf. Concilio Vaticano II, Lumen gentium, 28.
. I diaconi sono ordinati come collaboratori del vescovo per animare il servizio della Parola, dell’eucaristia e della carità in armonia con i presbìteri; non presiedono la celebrazione del sacrificio eucaristico e perciò non sono mai chiamati sacerdoti.
Secondo le preghiere consacratorie del rito di ordinazione, il vescovo è prefigurato da Mosè e Aronne e in genere dai capi e sacerdoti del popolo di Israele, a cominciare da Abramo, e soprattutto dagli apostoli; i presbìteri dai settanta saggi intorno a Mosè, dai figli di Aronne e dai collaboratori degli apostoli; i diaconi dai leviti dell’Antico Testamento e dai sette incaricati dell’assistenza nella prima comunità cristiana
nota
Cf. Lv 8Nm 8,5-2611,16-1724-26Mt 10,1-4Lc 10,117At 6,1-6. Cf. Rito dell’ordinazione del vescovo, dei presbìteri e dei diaconi, 52; 146; 230.
.
CdA, 521-524
CONFRONTAVAI
Partecipi dell’amore sponsale di Cristo
[735] Qual è il significato specificamente cristiano del matrimonio? Porsi questa domanda significa interrogarsi sul dono di grazia proprio di questo sacramento.
Gli sposi sono ministri del sacramento e al tempo stesso coloro che lo ricevono. Con una scelta libera, ispirata dall’amore, l’uomo e la donna si legano l’uno all’altro, impegnando la propria persona e l’intera esistenza: «Io prendo te come mio sposo (mia sposa) e prometto di esserti fedele sempre, nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia, e di amarti e onorarti tutti i giorni della mia vita»
nota
Sacramento del matrimonio, 28.
. È il consenso nuziale, progetto globale di vita, donazione personale totale, che include come sua espressione propria la reciproca totale donazione dei corpi. I due promettono di essere reciprocamente fedeli per tutta la vita, di amarsi e onorarsi, di accogliere con responsabilità i figli che Dio donerà loro e di educarli nella fede cristiana. Il loro stesso consenso è elevato a sacramento, segno che esprime, contiene e comunica l’amore di Cristo per la Chiesa. Il Signore Gesù dà loro lo Spirito Santo, per renderli capaci di amarsi con carità coniugale, partecipando alla sua donazione pasquale. Li consacra come coppia, non più solo come singoli; li chiama a edificare insieme il regno di Dio, modellando la loro comunione di vita sulla nuova alleanza di Dio con il suo popolo. Il matrimonio cristiano è una specifica vocazione alla santità, all’interno della comune vocazione battesimale; è una modalità della sequela di Cristo.
CdA, 1055-1056
CONFRONTAVAI