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CATECHISMO DEI RAGAZZI
Vi ho chiamato amici

Catechismo dei Ragazzi

Vi ho chiamato amici
Molti doni per il bene di tutti


Quando nella comunità di Gerusalemme, ormai numerosa, sorge l’esigenza di organizzare i servizi dell’assistenza ai poveri, gli apostoli decidono di eleggere sette uomini stimati, pieni di Spirito Santo e di saggezza, a cui affidare questo incarico.
Con il gesto della imposizione delle mani e la preghiera, gli apostoli confermano i Sette nel loro ministero. Il primo, il più ardente nella fede, è Stefano (cf At 6,1-8). La elezione dei Sette è un altro segno della varietà dei doni dello Spirito.
Quando si scatena la prima persecuzione contro i cristiani e Stefano viene messo a morte, molti fuggono da Gerusalemme e si disperdono nella Giudea, nella Samaria e nelle terre tra i pagani, in Fenicia e a Cipro, nella Siria, fino a Damasco e Antiochia.
Sono uomini e donne di cui non si conosce il nome, portano la lieta notizia di Gesù e ovunque li precede l’azione misteriosa dello Spirito. Quando essi parlano del Signore Gesù, numerosi giudei e pagani si convertono.
In Antiochia, crocevia di razze, culture e religioni, l’annunzio che Gesù è il Signore risuona come liberazione dai molti idoli e falsi dei. Bàrnaba, inviato da Gerusalemme da parte degli apostoli, associa al suo ministero anche Paolo, originario della città di Tarso di Cilicia.
La Chiesa di Antiochia si edifica nella varietà delle vocazioni e dei ministeri. Accanto a Bàrnaba e Paolo, ci sono uomini e donne ispirati da Dio e catechisti che animano e incoraggiano i fratelli nella carità. Ad Antiochia per la prima volta i discepoli vengono chiamati cristiani (cf At 11,19-26).
Questo è il volto della Chiesa: un popolo unito dal medesimo Spirito, ricco di molteplici doni. Le differenze sono viste come manifestazioni particolari dello Spirito per il bene di tutti.
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I molti doni
che il cristiano porta in sé
per natura, per educazione
e per grazia,
servono a edificare
nell’unità della fede
l’unico corpo di Cristo
che è la Chiesa.
FAMIGLIA,
CHIESA DOMESTICA
Ogni famiglia è immagine del mistero di Dio amore. Essa si realizza e cresce nella ricchezza delle relazioni tra le persone, nella donazione reciproca, nella fiducia e nella comprensione.
Quando un uomo e una donna, legandosi attraverso una promessa di fedeltà indissolubile, si impegnano insieme a seguire la parola di Gesù, il loro amore umano diviene segno dell’amore di Dio. Il sì dell’amore degli sposi è consacrato da Cristo stesso con il sacramento del Matrimonio. Nasce la famiglia cristiana, ove ogni figlio è un aprirsi alla vita, alla società, alla storia, al futuro.
Genitori e figli crescono insieme, diventano condiscepoli alla scuola del Vangelo, imparano cosa vuol dire coltivare i valori dell’amicizia e della pace nella casa, e aprirsi nello stesso tempo agli altri. Imparano ad essere solidali e premurosi verso il più piccolo, verso il malato o chi è debole.
Non basta pensare alla casa e a se stessi, ma occorre insieme preoccuparsi dei problemi del quartiere, della parrocchia e di tutta la Chiesa.
L’amore dei genitori diventa speranza e desiderio che i propri figli crescano fino alla maturità di Cristo, nonostante i propri limiti e i propri difetti. La grazia infatti è più forte del peccato.
I figli, a loro volta, portano in famiglia la novità del futuro, dell’imprevisto, la gioia della scoperta, l’audacia di scelte nuove.
Allora la famiglia è come una piccola Chiesa, una Chiesa domestica, luogo ove è possibile testimoniare il Vangelo e partecipare della vita di tutta la Chiesa.
(Leggi Concilio Vaticano II, La Chiesa, n. 11)
La famiglia, fondata
sul matrimonio cristiano
e sull’amore,
è segno della comunione
tra Dio e l’uomo.
È fermento di unità
per l’intera famiglia umana.
Nazareth,
di Georgcs Rouault
(1948)

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