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CATECHISMO DEI RAGAZZI
Vi ho chiamato amici

Catechismo dei Ragazzi

Vi ho chiamato amici
Un popolo senza una terra


Una terra, una lingua, una storia caratterizzano la vita di ogni popolo. La gente di una nazione si sente solidale e condivide tradizioni, feste, usi e costumi.
I cristiani non sono un popolo con una terra propria e propri confini, non hanno una lingua sola. Eppure li lega una lunga tradizione di fede, di preghiera, di gesti d’amore. La loro storia è cominciata circa venti secoli fa e durerà sino alla fine del mondo. Sono un popolo, il popolo della nuova ed eterna alleanza, nato dalla morte e risurrezione di Gesù.
Alla luce delle parole di Gesù risorto gli apostoli comprendono in modo più profondo le antiche Scritture: il Cristo doveva patire e risuscitare dai morti il terzo giorno, e nel suo nome sarebbero stati predicati a tutte le genti la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme (cf Lc 24,46-47).
Gli apostoli sentono di essere mandati a testimoniare al mondo intero questo Vangelo pasquale. Non è una loro iniziativa, è un comando di Gesù e una promessa: “Avrete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi e mi sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino agli estremi confini della terra” (At 1,8).
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I cristiani,
popolo di Dio,
vivono sulla terra
ma sono cittadini
del cielo;
a tutti testimoniano
il Vangelo di Gesù.
UN POPOLO CONVOCATO DAL SIGNORE
La parola Chiesa deriva dal greco Ecclesia che a sua volta corrisponde al termine ebraico Qahàl: assemblea, convocazione del popolo di Dio per ascoltare la sua parola.
La prima grande assemblea è quella del Sinai, come ricordano i libri dell’Esodo e del Deuteronomio. Il popolo, liberato dall’Egitto, riceve da Dio il segno dell’alleanza, ascolta e prega il suo Signore (cf ).
Successivamente, nella storia d’Israele, molte altre volte leggiamo nei libri sacri che l’assemblea del popolo viene convocata nelle feste liturgiche per lodare il Signore, compiere sacrifici e rinnovare l’alleanza con lui (cf ).
Gli Atti degli apostoli e le lettere di Paolo attestano che la comunità cristiana primitiva ha fatto suo il titolo di Chiesa di Dio; essa infatti aveva coscienza di essere il nuovo popolo di Dio, radunato dal Vangelo di Cristo, predicato dagli apostoli, ed erede delle antiche promesse.
Paolo, rivolgendosi alle comunità cristiane da lui fondate, inizia le sue lettere con il saluto: “Alla Chiesa di Dio che è a Corinto... a Tessalonica...”. Il termine Chiesa viene così ad assumere non solo un riferimento all’assemblea liturgica, ma a tutta la vita della comunità. E la comunità cristiana può dirsi veramente Chiesa, se continua a radunarsi per stare in ascolto della parola di Dio e per celebrare il memoriale del Signore morto e risorto.
La moltiplicazione dei pani,
di A. Bizuneh
(1978)
Es 19,16-25Dt 4,10-13Ne 8,1-2

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