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CATECHISMO DEI RAGAZZI
Vi ho chiamato amici

Catechismo dei Ragazzi

Vi ho chiamato amici
Una cosa ancora ti manca


L’avventura cristiana è meravigliosa, quando è vissuta sino in fondo senza ripensamenti. Dove ci conduce Gesù, quali sono i suoi progetti?
Ogni giorno i discepoli si rendono conto che seguire Gesù verso Gerusalemme non è una scelta come le altre, impegna la vita. Gesù non si accontenta di essere considerato un amico fra tanti, esige di essere il primo.
Molta gente andava con lui; egli si voltò e disse:
“Chi di voi, volendo costruire una torre, non si siede prima a calcolarne la spesa, se ha i mezzi per portarla a compimento?
Per evitare che, se getta le fondamenta e non può finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo: Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro.
Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila? Se no, mentre l’altro è ancora lontano, gli manda un’ambasceria per la pace.
Così chiunque di voi non rinunzia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo” (Lc 14,28-33).
Anche se la nostra prima risposta è pronta e carica di entusiasmo, esiste il rischio di non saper andare fino in fondo nella scelta compiuta.
Un giovane pensava che osservare i comandamenti fosse sufficiente. Ma Gesù gli rivolse un invito nuovo: “Una cosa ancora ti manca: vendi tutto quello che hai, distribuiscilo ai poveri e avrai un tesoro nei cieli; poi vieni e seguimi” (cf Lc 18,18-27).
Una cosa sola: seguire Gesù! Quel giovane era ricco e la ricchezza gli era d’inciampo; per questo Gesù gli ordina di lasciare tutto. Le cose, il denaro, il potere, spesso diventano idoli che illudono e rendono schiavi. Gesù li abbatte perché l’uomo viva della libertà vera.
Che cosa ci attende domani? In ogni situazione Dio ci chiede un passo ulteriore, ci vuole liberi per un’adesione totale a lui. I suoi pensieri spesso non sono i nostri pensieri; il suo amore ci sorprende sempre con esigenze imprevedibili.
Ma la capacità di rispondere non è solo nelle nostre forze. Chi accoglie il dono di Dio non deve temere. Gesù ci assicura: “Ciò che è impossibile agli uomini, è possibile a Dio” (Lc 18,27).
In verità vi dico,
non c’è nessuno
che abbia lasciato casa o moglie
o fratelli o genitori o figli
per il regno di Dio,
che non riceva molto di più
nel tempo presente
e la vita eterna
nel tempo che verrà.
SULLA VIA DI CRISTO
“Seguiamo Cristo – ha scritto Carlo de Foucauld – nell’obbedienza e nell’imitazione, ovunque egli vada, ovunque egli voglia condurci”.
Carlo era un ufficiale di nobile famiglia. Aveva un Carattere imprevedibile, appassionato, stravagante. Non godeva certo di molta stima. Poi scopri Cristo, ne restò affascinato e si senti uomo vero soltanto nel cercare di essere migliore, anche quando vedeva lontana la meta del suo cammino. Cercò la perfezione instancabilmente.
Volle condividere la sofferenza di Cristo e dei poveri. Scelse la solitudine severa della trappa. Poi andò a Nazareth, per imparare come viveva Cristo. Povero tra i più poveri, se ne andò nel deserto del Sahara, in mezzo ai Tuareg. Rimase fra loro a lungo, finché trovò la morte proprio per mano dei fratelli amati. Si abbandonò nelle mani del Padre come Gesù.
“Padre mi abbandono a te, fa’ di me ciò che ti piacerà. Qualunque cosa tu faccia di me, ti ringrazio.
Sono pronto a tutto, accetto tutto. Purché la tua volontà si faccia in me, in tutte le tue creature; io non desidero altro, mio Dio. Rimetto la mia anima nelle tue mani, te la dono, mio Dio, con tutto l’amore del mio cuore, perché ti amo, ed è per me un’esigenza d’amore il donarmi, il rimettermi nelle tue mani senza riserve, con infinita fiducia, perché tu sei mio Padre”.
Il miracolo della fonte,
di Giotto,
Basilica superiore
di S. Francesco,
Assisi

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