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CATECHISMO DEI RAGAZZI
Vi ho chiamato amici

Catechismo dei Ragazzi

Vi ho chiamato amici
Un bene che non ha prezzo


Le strade che uniscono città e paesi, viste dal cielo, assomigliano a nastri sottili che avvicinano grappoli di case tra loro. Raccontano la storia di uomini che vogliono vincere le distanze e mettere in comune le proprie sorti.
La gente ha bisogno di incontrarsi: per affari, per lavorare insieme, per condividere momenti di intimità e di festa. A casa, a scuola, anche sul lavoro tutti vorrebbero fare esperienza di comunione e di dialogo, perché l’uomo vive di una fitta rete di relazioni.
Vincoli di sangue, sentimenti di amicizia, interessi e ideali comuni, la fede e la religione, sono tutti legami coi quali ci sosteniamo a vicenda, gli uni gli altri. Spesso non ci rendiamo neppure conto di quanto sia preziosa un’amicizia, quanto sia importante la solidarietà, che ci unisce fino a quando non si verifica un doloroso distacco e ci accorgiamo improvvisamente quanta parte di noi se n e andata con la persona amica!
L’amicizia è un bene che non ha prezzo. “Chi trova un amico trova un tesoro”. Ma i sentimenti più profondi sono spesso i più delicati ed esigenti; a volte basta una parola o un gesto a ferire un amico. Perché tante amicizie durano così poco? Cosa vuol dire essere veramente amico di qualcuno?
L’offerta di amicizia ci giunge anche da Dio. Lo rivela il Vangelo di Gesù, la sua vita di uomo tra gli uomini, il suo messaggio ai poveri, la persecuzione che ha subito per essere solidale in tutto con noi fino alla morte, la sua risurrezione che ha reso possibile per tutti gli uomini l’incontro autentico con Dio.
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Vi ho chiamato
amici
perché vi ho fatto
conoscere
tutto ciò
che ho udito
dal Padre mio.
ABRAMO,
L’AMICO DI DIO
Abramo vive probabilmente tra il 1900 e il 1800 a.C., nella terra di Ur in Caldea. Come tutti i suoi contemporanei adora degli idoli e così cerca di dare un volto a Dio. Non lo conosce, ma ne ha paura.
A quest’uomo Dio rivolge una parola: “Vattene dal tuo paese, dalla tua patria e dalla casa di tuo padre, verso il paese che io ti indicherò” ().
Per farsi riconoscere da lui, Dio lo fa uscire dalla sua terra, lo mette in cammino, in cerca di una terra sconosciuta; gli strappa le sue sicurezze per dargli la sua amicizia. Abramo si mette in cammino perché convinto che lo sconosciuto che gli ha parlato meriti fiducia.
Da un atto di fede ha avuto inizio l’amicizia meravigliosa tra Dio e Abramo. Che cosa ha spinto Dio a prendere l’iniziativa?
Lo dirà lui stesso ai discendenti di Abramo: “Il Signore si è legato a voi e vi ha scelti... perché vi ama e perché ha voluto mantenere il giuramento fatto ai vostri padri, il Signore vi ha fatto uscire con mano potente e vi ha riscattati liberandovi dalla condizione servile, dalla mano del faraone, re di Egitto. Riconoscete dunque che il Signore vostro Dio è Dio, il Dio fedele, che mantiene la sua alleanza e la sua benevolenza per mille generazioni con coloro che l’amano e osservano i suoi comandamenti” (). Che cosa spinge l’uomo a fidarsi di Dio e della sua amicizia? Niente più di una promessa. La cosa umanamente più tenue e più ricca! Ora comprendiamo la forza e la bellezza della parola che Dio usa più volte per indicare Abramo: il mio amico (cf e ).
Ospitalità
di Abramo,
mosaico in
S. Vitale di Ravenna
Gen 12,1Dt 7,7-9Is 41,8Gc 2,23

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