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CATECHISMO DEI RAGAZZI
Vi ho chiamato amici

Catechismo dei Ragazzi

Vi ho chiamato amici
Lievito di speranza nel mondo


La vita è una spinta incontenibile a fare, sapere, gioire insieme, anche se non mancano momenti di dubbio, di paura, e la tentazione di chiudersi in se stessi.
Noi non siamo più forti dei primi discepoli di Gesù, che nell’ora della passione fuggirono, abbandonandolo.
Ma lo Spirito del Signore non ci lascia soli. La sua presenza e la sua forza danno capacità di amare come Gesù. Vivere la Pasqua di Cristo significa vivere gli uni per gli altri, fino a lavarsi i piedi a vicenda secondo il comando del Signore. Che cosa comporta questo modo nuovo di vivere?
L’apostolo Paolo più volte nelle sue lettere descrive gli atteggiamenti spirituali del cristiano:
“Fratelli, voi vi siete spogliati dell’uomo vecchio con le sue azioni e avete rivestito il nuovo, che si rinnova, per una piena conoscenza, ad immagine del suo Creatore.
Rivestitevi dunque, come eletti di Dio, santi e amati, di sentimenti di misericordia, di bontà, di umiltà, di mansuetudine, di pazienza, sopportandovi a vicenda e perdonandovi scambievolmente, se qualcuno abbia di che lamentarsi nei riguardi degli altri. Come il Signore vi ha perdonato, così fate anche voi. Al di sopra di tutto poi vi sia la carità, che è il vincolo della perfezione. E la pace di Cristo regni nei vostri cuori, perché ad essa siete stati chiamati in un solo corpo” (Col 3,9-15).
Misericordia, umiltà, pazienza, perdono: sono atteggiamenti propri di persone forti nello Spirito. Richiedono un esercizio tenace nelle piccole occasioni di ogni giorno.
Chi perdona prolunga nel tempo e rende visibili i frutti del sacrificio di Cristo.
Lo Spirito è dato una volta per tutte, ma l’uomo vecchio resiste in noi con i suoi egoismi e la sua inclinazione al peccato.
Siamo chiamati a vivere la novità della Pasqua insieme, non da soli. Nella comunità cristiana è possibile un costante cammino di conversione. In parrocchia, in famiglia, in gruppo con gli amici, ciascuno ha bisogno dell’aiuto e dell’esempio degli altri; ciascuno riceve e dà il suo contributo per annunziare al mondo il Vangelo di Cristo risorto.
Gesù ha inviato
lo Spirito Santo
perché non viviamo
più per noi stessi,
ma per lui,
che è morto e risorto
per noi.
NOI,
PER GLI ALTRI
Ogni giorno ci viene chiesto di fare attenzione alle cose minute; di accendere il fuoco degli altri con il nostro fuoco. C’è ovunque una possibilità di impegno.
Ci impegniamo noi e non gli altri. Ci impegniamo senza pretendere che altri si impegnino con noi e come noi. Il mondo si muove se noi ci muoviamo, si muta se noi ci mutiamo, si fa nuovo se qualcuno si fa nuova creatura.
Ci impegniamo per trovare un senso alla vita, a questa vita. Ci impegniamo non per riordinare il mondo, non per rifarlo, ma per amarlo.
Per amare: anche quello che non possiamo accettare, anche quello che non è amabile, perfino chi pare rifiutarsi all’amore.
Ci impegniamo perché noi crediamo all’amore, la sola certezza che non teme confronti, la sola che basti per impegnarci perdutamente.
San Martino,
di Giacomo Manzù (1958),
Porta dell’Amore,
Duomo di Salisburgo

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