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CATECHISMO DEI RAGAZZI
Vi ho chiamato amici

Catechismo dei Ragazzi

Vi ho chiamato amici
Tu ci tieni per mano


Alla liberazione dall’Egitto e al dono dell’alleanza che Dio continua a rinnovare, Israele non sempre rimane fedele. La Bibbia testimonia da un lato la fedeltà di Dio che ama e perdona, dall’altro il comportamento del popolo che pecca e ritorna a Dio.
Dalle ribellioni nel deserto all’esilio di Babilonia, Israele prova la tentazione costante di rifiutare il suo Dio. Ma i profeti non si stancano di richiamare ad Israele il suo passato e riconfermarlo sulla via della libertà. Un figlio che cresce è sempre in grado di capire l’amore di chi lo ha generato? Israele è come un figlio indocile che si rivolta contro il padre, giungendo fino a rifiutare ogni rapporto con lui.
Come reagisce Dio alla ribellione del suo popolo?
Dio rivela il suo pensiero con le parole dello stesso profeta:
“Il mio cuore si commuove dentro di me, il mio intimo freme di compassione. Non darò sfogo all’ardore della mia ira, non tornerò a distruggere Efraim, perché sono Dio e non uomo; sono il Santo in mezzo a te e non verrò nella mia ira” (Os 11,8-9).
Come un padre con il suo bambino, Dio prende per mano il suo popolo: non per tenerlo fermo ma per farlo camminare, non per sottometterlo ma per farlo crescere, non per mantenerlo in schiavitù ma perché arrivi alla libertà.
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Dio è grande
nella misericordia.
Su di lui possiamo
sempre contare.
NON COMPRESERO
CHE AVEVO CURA
DI LORO
Quando Israele era giovinetto, io l’ho amato e dall’Egitto ho chiamato mio figlio. Ma più li chiamavo, più si allontanavano da me; immolavano vittime ai Baal, agli idoli bruciavano incensi. Ad Efraim io insegnavo a camminare tenendolo per mano, ma essi non compresero che avevo cura di loro. Io li traevo con legami di bontà, con vincolo d’amore; ero per loro come chi solleva un bimbo alla sua guancia; mi chinavo su di lui per dargli da mangiare.
( )
Il figliol prodigo,
di Arturo Martini
(1926)
Os 11,1-4

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