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CATECHISMO DEI RAGAZZI
Sarete miei testimoni

Catechismo dei Ragazzi

Sarete miei testimoni
Testimoni dello Spirito nella storia


Come si riconosce oggi un testimone di Cristo? Quali sono i frutti che lo Spirito Santo produce in noi? Come accoglierli e renderli fecondi?
L’apostolo Paolo ci ricorda:
“I frutti dello Spirito sono: amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé”.
Egli indica anche la via per accogliere questi frutti e manifestarli:
“Vi dico dunque: camminate secondo lo Spirito e non sarete portati a soddisfare i desideri della carne”.
È questo il modo per portare nel mondo il buon profumo di Cristo con la nostra testimonianza, e per servire i fratelli come ha fatto Gesù, che non è venuto per essere servito, ma per servire.
La storia della Chiesa ci offre molti modelli di persone che docili allo Spirito Santo hanno vissuto in varie situazioni la novità del Vangelo.
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San Francesco d’Assisi.
Nacque verso il 1182. Ancora giovane rinunciò agli affari e ai beni che suo padre possedeva per vivere in povertà assoluta e servire così la Chiesa. Per paesi e città, fino a Roma, Francesco e i suoi compagni annunziavano la perfetta letizia che sta nella povertà e nell’umiltà.
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Santa Caterina da Siena.
Nel XIV secolo il mondo cristiano viveva momenti difficili; l’odio provocava lotte e divisioni. Caterina, piena di coraggio, intraprende viaggi, scrive lettere ai grandi del suo tempo, si fa araldo di pace nelle città divise e in guerra tra loro. Caterina si reca anche dal Papa ad Avignone, per convincerlo a tornare a Roma. Con lui parla con franchezza; per lui esprime venerazione e affetto e lo chiama il dolce Cristo in terra.
San Domenico Savio.
È nato a Riva di Chieri (Torino), e viene accolto fanciullo da don Bosco nel suo oratorio a Valdocco. Accoglie pienamente i suoi insegnamenti. Affascinato dall’ideale di santità gioiosa di don Bosco, esprime il suo ideale di vita in alcuni motti:
“la morte ma non peccati”;
“la santità consiste nello stare molto allegri”;
“non sarò contento se non mi farò santo”.
È morto giovanissimo ed è stato riconosciuto santo.
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Santa Francesca Cabrini.
Verso la fine del secolo scorso una grave crisi economica travagliava il nostro paese. Migliaia di italiani erano costretti ad emigrare oltre oceano, in cerca di lavoro.
Attenta a questo grave problema, Francesca Cabrini, una maestra di origine lombarda, decise di dedicare la vita a servizio degli emigrati, non solo con buone parole, ma con un’opera di carità attiva, energica e volenterosa.
A 39 anni, nel 1889 si fece lei pure emigrante. Attraversò l’oceano più di trenta volte, per stare vicino a questi fratelli; li segui nei quartieri poveri, ai margini delle metropoli degli Stati Uniti d’America, li visitava nelle fabbriche e nelle miniere. “Per salvare l’anima, diceva, è necessario prendersi cura anche del corpo”.
Ogni Chiesa locale, ogni comunità, celebra ogni anno la festa del patrono e di altri santi venerati in modo particolare perché in essi vengono riconosciute virtù da imitare anche oggi.
Un uomo incapace di odiare.
La misteriosa presenza dello Spirito suscita in ogni popolo uomini impegnati a costruire un mondo nuovo.
Il 30 gennaio 1948 un estremista assassinava a colpi di pistola il Mahatma Gandhi, la grande anima della libertà indiana, apostolo della non violenza.
Sotto la sua guida il popolo indiano conquistò l’indipendenza dal dominio inglese. Fu una strana lotta, nella quale più forti delle armi si dimostrarono la disobbedienza civile e i digiuni di protesta.
Gandhi aveva una voce debole ed una grande timidezza, ma credeva nell’amore e nella comprensione reciproca.
Conosceva la Bibbia ed era affascinato dalla persona di Gesù, anche se non era cristiano. Di lui parlava così:
“Cristo è la più grande sorgente di forza spirituale che l’uomo abbia conosciuto. Egli è l’esempio più nobile di uno che desidera dare tutto senza chiedere nulla”.
L’amore è la forza più umile e anche più potente che il mondo possiede. Il mondo è stanco di odio.
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