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CATECHISMO DEI RAGAZZI
Sarete miei testimoni

Catechismo dei Ragazzi

Sarete miei testimoni
Lettera di una catechista missionaria


Ciao! Mi chiamo Susanna Yang.
Io sono una catechista della Corea. Immagino che tu prenderai subito una cartina geografica per cercare il mio paese. Bene, hai trovato nel continente asiatico? Ti invito nel mio paese: è molto bello, come l’Italia.
Sai come è arrivato il seme della parola del Signore nel mio paese così lontano, dove da secoli esistevano molte religioni orientali (buddismo, confucianesimo.. .)? Un Coreano che ha conosciuto in Cina il Vangelo di Gesù, lo ha portato in Corea nel 1784. Subito la fede si è diffusa con la testimonianza di cristiani, tra cui molti martiri. Questa fede è arrivata fino a me.
Avevo quindici anni quando sono stata battezzata e subito sono stata come una missionaria nella mia famiglia; dopo di me negli anni successivi tutti hanno chiesto di essere battezzati e di entrare nella Chiesa; prima mia sorella, poi mia madre e infine gli altri.
I ragazzi e le ragazze in Corea sono molto impegnati dalla scuola, dal mattino fino alle quattro del pomeriggio. Inoltre fanno attività in diversi gruppi (ad esempio, scout) e fanno anche sport. Quelli che sono battezzati vengono alla Messa nel giorno di Domenica e preparano la liturgia (letture, preghiere, ecc.) e partecipano alla catechesi settimanale. In genere ricevono il sacramento della Cresima durante la scuola media, a 13-14 anni. Per loro il giorno della Cresima è una grande festa: con i doni dello Spirito Santo sanno di partecipare in modo più pieno alla vita e alla missione della Chiesa. Dopo la celebrazione della Cresima i ragazzi diventano più attivi e presenti nelle diverse iniziative della parrocchia: nella carità, nella liturgia, negli incontri di ricerca vocazionale, nell’organizzazione di attività educative e sportive.
La Chiesa coreana è una Chiesa missionaria: vuole comunicare agli altri il dono della fede che essa ha ricevuto. Per questo manda missionari laici, sacerdoti e religiose, in altri paesi e Chiese per annunciare il Vangelo di Gesù. È bello scoprire che tutte le chiese presenti in diversi popoli e continenti, fanno parte di una stessa grande famiglia: la Chiesa universale.
Anche la mia presenza in Italia è un segno della fraternità e dello scambio tra Chiese europee e Chiese dell’Asia. Infatti io mi trovo nel vostro paese, ospite dei catechisti italiani, per studiare nell’Università Urbaniana di Roma e così prepararmi meglio per essere missionaria in Corea e per aiutare i catechisti della mia diocesi di Kwangju nella loro formazione. In Italia sto vivendo una esperienza molto significativa: non mi sento straniera, ma come una della vostra famiglia. A Venezia, Novara, Lecce, passo della Mendola, ho partecipato a incontri con catechisti italiani e mi sono sentita sempre accolta e in grande sintonia. Ho incontrato anche tanti ragazzi e ragazze come voi: vi trovo molto simpatici. Ora, prima di salutare, vorrei lasciare a ciascuno di voi come ricordo e come augurio per la Cresima, un simbolo: io ti consegno una candela accesa e tu mi consegni una candela accesa; io la porto nel mio paese e tu nel tuo. Così uniti nella stessa luce, vogliamo portare la fede agli altri con la nostra vita.
Ciao,
la tua amica
Susanna
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A SERVIZIO DELLA DIGNITÀ DI OGNI UOMO
Fame, denutrizione, disoccupazione, sottosviluppo: sono tuttora piaghe molto gravi nel mondo.
Possiamo segnarne i confini su una carta geografica? Sono presenti nella nostra regione? Quali sono le cause?
Dio ha destinato la terra e quanto essa contiene a tutti gli uomini e a tutti i popoli. Tutti devono disporre di cibo, acqua e del necessario all’esistenza. Costruire la giustizia significa cambiare la mentalità secondo la quale ognuno può fare quello che vuole dei propri averi.
Il soccorso scambievole nel momento del bisogno era un fatto normale per le prime comunità cristiane. La generosità spingeva le comunità a dare non solo il superfluo, ma anche il necessario.
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“Non si tratta di mettere in ristrettezza voi per sollevare gli altri ma di fare uguaglianza”.
(Paolo riferisce delle collette dei cristiani in 2 Cor 8-9)
“Se un fratello o una sorella sono nudi, se mancano del sostentamento quotidiano, e uno di voi dice loro: Andate in pace, riscaldatevi, sfamatevi, senza dar loro quel che è necessario al corpo, a che servirebbe?”.
“Non è del tuo avere che tu fai doni al povero, non fai che rendergli ciò che gli appartiene. La terra è data a tutti, non solamente ai ricchi!”.
(Così predicava sant’Ambrogio nel IV secolo)
“Oggi nessuno lo può ignorare, sopra interi continenti innumerevoli sono gli uomini e le donne torturati dalla fame, innumerevoli i bambini sottonutriti...
(Paolo VI, Lettera Enciclica sullo sviluppo dei popoli: Populorum Progressio, n. 45)
Sull’esempio delle prime comunità cristiane anche noi facciamo raccolte di viveri e denaro per aiutare quanti si trovano in difficoltà.
Alcune parrocchie e diocesi, come le comunità dei primi secoli, si uniscono in gemellaggio con le comunità di quartieri poveri o di missione, offrendo aiuti in denaro, servizio, ospitalità, preghiere...
Come partecipiamo a queste iniziative?
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A SERVIZIO DELLA PACE
In molti è vivo il desiderio di un mondo di pace. Il primo giorno dell’anno la Chiesa celebra la giornata della pace. Non è solo un augurio di buon anno, ma l’invito pressante a tutti gli uomini a compiere opere di pace e di solidarietà tra i popoli, tra le famiglie e tra le persone.
L’assenza di guerre non è sufficiente a garantire che i popoli vivano in pace. Possono godere davvero i frutti della pace le nazioni che vivono nella miseria o nella mancanza di libertà?
Gesù vuole incontrare ogni uomo. La sua predicazione è per i piccoli, i poveri, gli emarginati.
Accoglie i lebbrosi e non teme di toccarli, anche se la gente li considera impuri, maledetti da Dio.
Non respinge la donna peccatrice che tutti disprezzano, ma si rivolge a lei con parole di perdono.
Accoglie i piccoli, anche se non possono ancora capire le sue parole, e insegna ai discepoli a fare altrettanto. Quando manda i suoi discepoli in missione, raccomanda loro di prendersi cura anzitutto di quanti soffrono di ogni sorta di male.
Siamo portati a trattare meglio, con più rispetto, chi è ben vestito e ha modi educati; una persona importante attira di più la nostra attenzione.
Nonostante la buona volontà e l’impegno di molti, la nostra società continua a creare degli emarginati.
Perché gli anziani sono spesso dimenticati? Perché chi è malato è considerato un peso? Chi ha sbagliato, spesso, è lasciato ai margini della società e gli stranieri non sono rispettati ed accolti.
Anche verso le persone più deboli – bambini, handicappati, poveri – non sempre si ha rispetto ed attenzione.
Dobbiamo lottare per superare ogni disparità dovuta al sesso, al colore della pelle, alle condizioni sociali, alla regione di provenienza o alla religione che si professa. Ogni discriminazione tra le persone è contraria al disegno di Dio.
(Leggi: Concilio Vaticano II, La Chiesa nel mondo contemporaneo, n. 29)
Se vuoi la pace, lavora per la giustizia.
La giustizia e la pace camminano insieme.
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