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CATECHISMO DEI RAGAZZI
Sarete miei testimoni

Catechismo dei Ragazzi

Sarete miei testimoni
Una storia di peccato e di misericordia


Nel ricordo delle promesse fatte ad Abramo e delle parole di Mosè, una luce divina guidava il popolo verso la conoscenza della verità.
Vi erano domande difficili cui bisognava dare una risposta e anche i ragazzi volevano sapere e interrogavano: se Dio è così buono, da dove vengono tanti mali? Perché l’uomo deve soffrire le malattie, le calamità e la morte? Perché il più forte sfrutta a volte il più debole? Perché la terra è così ostile e costa tanto sudore? Perché la donna deve partorire con dolore i suoi figli?
Lo Spirito di Dio misteriosamente illuminava la mente dei sapienti, suscitava i profeti.
Con un linguaggio popolare, semplice e figurato, ma ricchi di sapienza e ispirati da Dio, nascevano i racconti che leggiamo nel libro della Genesi.
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Quando il Signore Dio fece la terra e il cielo, nessun cespuglio campestre era sulla terra, nessuna erba era spuntata, perché il Signore Dio non aveva fatto piovere sulla terra e nessuno la coltivata.
Allora il Signore Dio plasmò l’uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l’uomo divenne un essere vivente.
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Oggi si parla di evoluzione dagli esseri più semplici nella scala della vita fino all’uomo. Ma non è un’evoluzione lasciata al caso. Solo all’uomo Dio infonde il soffio di una vita che lo rende simile a lui nel pensiero, volontà, capacità di parlare e di amare...
Il racconto biblico presenta l’opera del Signore, che vuol rendere felice l’uomo con il dono della sua amicizia.
Poi il Signore Dio piantò un giardino in Eden, a oriente, e vi collocò l’uomo che aveva plasmato.
Il Signore Dio fece germogliare dal suolo ogni sorta di alberi graditi alla vista e buoni da mangiare, tra cui l’albero della vita in mezzo al giardino e l’albero della conoscenza del bene e del male.
Il Signore Dio prese l’uomo e lo pose nel giardino di Eden perché lo coltivasse e lo custodisse.
Il Signore Dio diede questo comando all’uomo:
“Tu potrai mangiare tutti gli alberi del giardino, ma dell’albero della conoscenza del bene e del male non devi mangiare, perché moriresti”.
L’immagine del giardino vuol indicare che ogni cosa creata è data all’uomo per la sua felicità.
L’albero della vita, al centro del giardino, mostra che Dio vuole donare all’uomo vita piena e duratura. Uno solo è il segreto: non pretendere di fare senza Dio, ma rimanere fedele al suo disegno di amore.
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L’uomo non trovò fra tutte le creature un aiuto che gli fosse simile.
Allora il Signore Dio fece scendere un torpore sull’uomo, che si addormentò, gli tolse una delle costole, ne plasmò la donna e la condusse a lui.
Per questo l’uomo abbandonerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una sola carne. L’uomo e sua moglie erano nudi, ma non ne provavano vergogna.
Questo racconto vuole insegnare che la donna ha dignità pari all’uomo e, come lui, è frutto dell’amore e della sapienza infinita del Signore.
Dio crea l’uomo maschio e femmina.
All’uomo e alla donna egli dona la gioia di riconoscersi fatti l’uno per l’altro e li chiama a collaborare con lui direttamente nel dono della vita.
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Il serpente disse alla donna: “Non morirete affatto! Anzi, Dio sa che se ne mangiate, si apriranno i vostri occhi e diventerete come Dio!”
Allora la donna vide che l’albero era buono da mangiare, gradito agli occhi e desiderabile; prese del suo frutto e ne mangiò, poi ne diede al marito, e anch’egli ne mangiò. Allora si aprirono i loro occhi e si accorsero di essere nudi.
Adamo ed Eva non si fidano di Dio, non obbediscono al suo comando e rifiutano il suo amore: preferiscono il frutto dell’albero proibito.
È il peccato originale.
Da allora l’infedeltà dell’uomo è realtà di tutti i giorni.
L’uomo, a causa di quella prima colpa, è talmente ferito da non essere in grado di sollevarsi da solo.
Il peccato non rende liberi, ma schiavi: l’uomo e la donna, pur amandosi, si accorgono di essere deboli e indifesi.
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Il Signore Dio chiamò l’uomo: “Dove sei?”.
Rispose: “Ho udito il tuo passo nel giardino: ho avuto paura, perché sono nudo, e mi sono nascosto”.
Il peccato rompe l’amicizia col Signore: l’uomo e la donna ora hanno paura di lui.
Con il peccato il disordine è entrato nel cuore degli uomini e nel mondo.
Al serpente il Signore Dio disse:
“Io porrò inimicizia tra te e la donna,
tra la tua stirpe e la sua stirpe:
questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno”.
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Il serpente è simbolo di un essere ostile a Dio e all’uomo; in esso la Bibbia riconosce l’avversario, il diavolo.
Il peccato dell’uomo non può vincere l’amore di Dio:
egli rimane fedele al suo progetto. La promessa di un Salvatore accompagna, dall’inizio, la storia degli uomini fino al giorno in cui verrà Gesù.
Il Signore poi disse alla donna: “Con dolore partorirai figli: verso tuo marito sarà il tuo istinto, ma egli ti dominerà”.
All’uomo disse: “Maledetto sia il suolo per causa tua! Con il sudore del tuo volto mangerai il pane, finché tornerai alla terra, perché da essa sei stato tratto: polvere tu sei e polvere tornerai!
(Leggi -)
La vita familiare e il lavoro, che dovevano dare solo gioia, diventano anche causa di fatica e di sofferenze. Ma, più di tutto, il peccato dà la morte.
Dio non ha creato la morte; il suo è un progetto di vita.
Gen 23
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Se ogni cosa è buona, in quanto dono di Dio, perché nella nostra storia sono presenti il dolore, la malattia, la morte, il peccato?
A questa domanda i sapienti del popolo d’Israele hanno dato risposta con il racconto riportato: il male nasce dall’egoismo dell’uomo e dal suo rifiuto di obbedire a Dio. Quanto è avvenuto all’origine si ripete ogni giorno nella storia degli uomini. Tuttavia c’è speranza: la promessa di un salvatore annuncia che un giorno anche il peccato sarà vinto e a tutti giungerà il perdono di Dio.
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