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CATECHISMO DEI GIOVANI
Venite e vedrete

Catechismo dei Giovani

Venite e vedrete
Fatti simili a Lui


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Seguire Gesù significa crescere a sua immagine e diventare in tutto simili a lui. Far nostri i suoi pensieri, le sue scelte e il suo modo di vivere comporta partecipare realmente al suo destino, far nostra la sua morte e la sua risurrezione. Agire come lui comporta diventare, nel profondo del nostro essere, come lui. Il mondo interiore e la natura profonda della personalità di ciascuno devono essere trasformati a immagine di Gesù. Tutto ciò, prima di essere oggetto dei nostri sforzi, è frutto di un dono: la vita nuova nello Spirito, trasmessaci dal Signore Risorto mediante il Battesimo e portato a pienezza nella Cresima. Essere cristiani significa perciò consentire a Cristo di rivestirci della sua stessa vita.
Della celebrazione del Battesimo, però, la maggior parte dei giovani italiani non conserva un ricordo diretto. La sua collocazione nei primi mesi di vita non rende possibile recuperare le memoria di quel giorno. Solo qualche foto o, nei casi più fortunati, la testimonianza di chi prese parte al rito ci possono regalare scorci di un evento che ha aperto la nostra vita all’incontro con Dio e con la comunità dei cristiani. Quanto alla Confermazione la situazione è variegata: per molti essa fa parte dei ricordi della fanciullezza; per altri costituisce un’esperienza dell’adolescenza; per altri è solo una prospettiva futura, non avendola ancora ricevuta.
È doveroso, dunque, ripercorrere i significati profondi dei due sacramenti, strettamente uniti tra di loro, per ravvivare il dono ricevuto o per renderlo più vicino a chi non lo possiede ancora.
Il Battesimo come morte e risurrezione
Lo Spirito Santo mediante il seme della Parola e la predicazione del vangelo, chiama tutti gli uomini a Cristo e suscita nei cuori l’adesione della fede e "nel seno del fonte battesimale genera a nuova vita i credenti in Cristo" (Ad gentes, 15). Uniti e conformati a lui, formiamo la Chiesa, suo mistico corpo. L’inserimento in Cristo e nella Chiesa richiede un profondo rinnovamento interiore, reso possibile dal dono della grazia, un rinnovamento che assume il significato di un passaggio dalla morte alla vita.
Il rito di immersione nell’acqua battesimale, forma originaria del Battesimo, esprime la volontà di immergersi con Cristo nella morte, per risuscitare con lui a vita nuova. In forza del Battesimo ogni cristiano può affermare, in modo misterioso, sacramentale, ma reale, di essere morto e risorto con il Signore. Sant’Ambrogio ha in proposito parole molto espressive: "Affinché il legame del diavolo fosse spezzato anche in questo mondo, è stato trovato il modo di far morire l’uomo, pur lasciandolo vivo, di farlo risorgere, ancora da vivo" (I sacramenti, 2, 19).
Il mistero di morte-risurrezione contenuto nel rito battesimale viene così esposto dall’apostolo Paolo nella lettera ai cristiani di Roma: "Non sapete che quanti siamo stati battezzati in Cristo Gesù, siamo stati battezzati nella sua morte? Per mezzo del Battesimo siamo dunque stati sepolti insieme a lui nella morte, perché come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova. Se infatti siamo stati completamente uniti a lui con una morte simile alla sua" – cioè nel rito battesimale – "lo saremo anche con la sua risurrezione. Sappiamo bene che il nostro uomo vecchio è stato crocifisso con lui, perché fosse distrutto il corpo del peccato, e noi non fossimo più schiavi del peccato. Infatti chi è morto, è ormai libero dal peccato... Così anche voi consideratevi morti al peccato, ma viventi per Dio, in Cristo Gesù" (Rm 6,3-711).
In questa catechesi battesimale Paolo mette anzitutto in rilievo che il Battesimo ci unisce talmente alla croce di Cristo, da poter dire che siamo stati sepolti con lui e crocifissi con lui. Giustamente, però, Paolo non parla soltanto di sepoltura e di crocifissione, ma anche di risurrezione. Anzi, è proprio questa la cosa che più importa: il Battesimo ci fa partecipi della vita nuova di Cristo risorto, e quindi realmente partecipi della vita divina perché "chiamati figli di Dio" (1Gv 3,1), "eredi" dei beni eterni (Rm 8,17).
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CCC nn. 1212-1321CdA nn. 663-683CdG1 pp. 224-227CdG1 283-287
Un dono
e un compito
Il Battesimo, come ogni altro sacramento, non sta ai margini della vita concreta e quotidiana, ma dentro, per animarla e trasformarla. Non è un fatto concluso in se stesso, bensì un gesto che impegna la vita e in essa si svolge: da tutta la vita dovrà essere confermato o potrà essere anche tragicamente smentito.
Dal modo con cui Paolo usa il vocabolario del Battesimo – ad esempio i verbi "morire" e "risorgere" –, si comprende che il Battesimo è al tempo stesso un dono e un compito. Per questo i medesimi verbi sono a volte all’indicativo ("siete morti e risorti con Cristo") e allora significano il Battesimo, il gesto col quale il Signore Gesù ci ha, per puro dono, associati alla sua morte e risurrezione; a volte, invece, gli stessi verbi ricorrono all’imperativo ("dovete morire e risorgere") e allora significano l’impegno morale richiesto al credente, la lotta quotidiana al peccato resa possibile dalla presenza dello Spirito del Risorto in noi.
Sempre dal modo con cui Paolo usa i verbi battesimali, si comprende, inoltre, che il Battesimo è l’inizio di una storia, un germe, che via via cresce fino a raggiungere la sua piena maturazione. I verbi battesimali usati al passato alludono al Battesimo ricevuto; al presente indicano la nuova condizione iniziata col Battesimo, che ogni giorno si manifesta e nella quale ogni giorno viviamo; al futuro significano l’attesa dell’ultima Pasqua, nella quale definitivamente e pienamente entreremo nella vita di Dio.
Il Battesimo inizia una storia comunitaria e nuova. Comunitaria perché inserisce il credente nella vita e nel cammino di un popolo, il popolo di Dio. Il Battesimo è il sacramento che introduce il credente nella Chiesa e misteriosamente lo innesta come tralcio nell’unica vite (Gv 15,1-8). L’innesto si manifesta in una triplice condizione e missione: il battezzato è re, cioè liberato dalla dipendenza dalle cose per essere, come Cristo, Signore della sua vita e del creato; è sacerdote della nuova alleanza e per questo capace di ricomprendere e vivere la sua esistenza e quella del mondo come continuo atto di amore a Dio; è profeta, per poter leggere in ogni momento di vita la traccia del regno di Dio che viene e il disegno del Padre nella storia.
Dal Battesimo inizia una storia nuova perché vissuta da uomini nuovi, morti al peccato, alla vecchia logica del mondo, e risorti a una vita nuova, che si attua nell’orizzonte che ha guidato l’intera esistenza di Gesù. Dal Battesimo inizia una storia nuova, che si costruisce in dipendenza da Dio e non nell’autonomia della ribellione, come fu il peccato di Adamo, che pretese di liberarsi dal dominio di Dio per fare di se stesso il criterio del bene e del male.
La Confermazione
come
compimento
del dono
Il sacramento della Confermazione, assieme al Battesimo e all’Eucaristia, fa parte dei "sacramenti dell’iniziazione cristiana", e come tale costituisce uno dei fondamenti della vita del credente. Se nel Battesimo rinasce alla vita nuova, nella Confermazione il cristiano riceve il dono dello Spirito per confermare e sostenere questa novità e rendere sempre più saldo il legame con la Chiesa. Così come è vissuto e celebrato oggi nella tradizione latina che lo conferisce nell’età della discrezione, il sacramento della Confermazione conduce alla consapevolezza della fede e abilita a viverne le responsabilità. Per questo è chiamato anche sacramento della maturità cristiana.
Lo Spirito Santo risveglia e conferma una novità di vita – quella battesimale –, che non invecchia mai e che mai dobbiamo considerare esaurita. La Confermazione rende "perpetua", in un certo senso, l’opera del Battesimo.
In che modo siano collegati i due doni dello Spirito – prima nel Battesimo e poi nella Confermazione – lo intuiamo guardando alla storia di Gesù. Lo Spirito interviene due volte nella missione di Cristo: nel concepimento verginale lo costituisce nel suo essere Messia e Figlio di Dio; nel battesimo al Giordano, in cui il Padre attesta pubblicamente Gesù come Messia, gli conferisce la missione di Salvatore, secondo la figura del Servo.
Nel Battesimo si diventa dunque figli di Dio e della Chiesa, si è chiamati per nome. Con la Confermazione lo Spirito, che sempre agisce attraverso la Chiesa, affida un compito e una missione personali; aiuta a tradurre la costante novità di vita in impegno concreto in una comunità. Il "figlio" è chiamato a diventare il "testimone"; colui che è stato perdonato e reso nuova creatura è chiamato ad annunciarlo a tutti con la vita; colui che è stato aggregato al nuovo popolo di Dio dovrà farne parte in modo responsabile e attivo.
Vivere
da battezzati
e confermati
La novità, che Battesimo e Confermazione introducono nella vita del credente, non è mai senza una rottura con il passato. Vivere da uomini nuovi, implica deporre l’uomo vecchio. Qui vecchio e nuovo non sono in senso cronologico, ma teologico: vecchio è ciò che è del peccato, nuovo è ciò che è di Dio. Il Battesimo inserisce la storia personale di ciascuno nella storia di Gesù; nasce così l’uomo nuovo in Cristo. Il Battesimo ci rende figli di Dio innestandoci nella sua vita per mezzo dello Spirito.
Ma la vita battesimale, proprio perché nuova, non e mai senza lotta, in quanto è sempre minacciata dalla tentazione, come è stata la stessa esistenza di Gesù, il quale, subito dopo il Battesimo, fu condotto nel deserto per essere tentato dal diavolo (Mc 1,12-13). Morire al peccato è una lotta quotidiana: un continuo sforzo di liberarsi da un’esistenza rivolta a sé per un’esistenza aperta a Dio e ai fratelli.

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