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CATECHISMO DEI GIOVANI
Venite e vedrete

Catechismo dei Giovani

Venite e vedrete
Il sacramento dell’Ordine (scheda)


(vedi pure nn. )
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Il Signore Gesù ha istituito nella sua Chiesa dei pastori, per il bene di tutto il corpo ecclesiale. A questi è affidato il ministero pastorale, a cui vengono abilitati con il sacramento dell’Ordine, un dono di Cristo partecipato ai candidati in tre gradi diversi: l’episcopato, il presbiterato, il diaconato. I vescovi ricevono "la pienezza del sacramento dell’Ordine" (Lumen gentium, 21), e entrano a far parte del collegio episcopale che succede al collegio apostolico. I presbiteri, costituiti mediante l’ordinazione collaboratori dei vescovi, sono anch’essi configurati a Cristo sacerdote "in modo da poter agire in nome e nella persona di Cristo capo" (Presbyterorum ordinis, 2). I diaconi, "in comunione col vescovo e il suo presbiterio", sono ordinati per "il servizio della liturgia della parola e della carità" (Lumen gentium, 29).
Nell’Antico Testamento i sacerdoti offrivano a Dio sacrifici di lode e ringraziamento o di espiazione per i peccati. Venivano scelti tra la discendenza di Aronne, dalla tribù di Levi e il loro ufficio era ereditario. Gesù invece non discendeva dalla famiglia sacerdotale di Aronne, non aveva quindi né la condizione né il ruolo di sacerdote. Egli ha offerto un solo e unico sacrificio, completamente nuovo: il sacrifico della propria vita. In questo modo ha portato a compimento e superato tutti i sacrifici dell’antica alleanza ( Eb 8-10 ).
Unico mediatore della nuova alleanza, Cristo ne è anche l’unico sacerdote. In lui tutta la comunità della nuova alleanza ormai è chiamata "sacerdotale". Essa prende il posto della discendenza di Aronne, ma in senso radicalmente trasformato. Grazie a Cristo e in lui, tutti i fedeli della nuova alleanza diventano tempio di Dio, luogo in cui egli abita e viene celebrato. Vescovi e presbiteri non prendono il posto di Cristo sacerdote unico e non tolgono alla comunità il suo carattere sacerdotale, profetico e regale, ma con la potestà sacra di cui sono investiti con l’ordinazione, formano e reggono il popolo sacerdotale, compiono il sacrificio eucaristico in persona di Cristo e lo offrono a Dio a nome di tutto il popolo. Concretamente, il sacerdozio ministeriale è il segno visibile e sacramentale di ciò che il Signore Gesù opera per la salvezza degli uomini. Per questo esso si distingue essenzialmente dal sacerdozio comune di tutti i battezzati.
II ministro è segno e strumento di Cristo, rinvia a lui, ma non lo può sostituire. Tra Cristo e il ministro permane una differenza profonda, per cui solo nella fede è possibile riconoscere la presenza del Signore nella povertà e debolezza dell’azione ministeriale. E tuttavia è attraverso la povertà e debolezza dell’azione del ministro ordinato che si rende possibile per i credenti l’incontro con Dio. Il ministro ordinato non è solo ministro di Cristo ma anche inseparabilmente, ministro della Chiesa; non agisce solo in nome di Cristo, ma anche in nome della Chiesa. Perciò entrambi i riferimenti, a Cristo e alla Chiesa, sono necessari per definire l’identità del ministero ordinato. Ogni attività ministeriale ha senso solo se collocata in una comunità ecclesiale. Il sacerdote si impegna a non avere
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bene più prezioso che la Chiesa. Questa è la sostanza della vocazione e della consegna di sé. Vescovo, presbitero e diacono hanno il compito di governare, cioè di essere guide e pastori del popolo di Dio loro affidato, il compito di santificare il popolo di Dio, il compito di annunciare il mistero della fede.
L’identità dei ministri trova inoltre fondamento nell’azione dello Spirito Santo, considerato come il principio che unifica e santifica. Il dono dello Spirito è il dono per eccellenza che i ministri ricevono nell’ordinazione. È lo Spirito Santo che custodisce il ministro ordinato nella fedeltà lo illumina nel discernimento, lo sostiene nel servizio pastorale. Santificati e abilitati dallo Spirito i ministri ordinati diventano strumenti dell’effusione dello Spirito ai credenti e alla comunità. Il dono di sé a Cristo e alla Chiesa, nella forza dello Spirito, trova espressione, per la Chiesa latina, nella richiesta che i ministri ordinati ad eccezione dei diaconi permanenti siano scelti fra uomini credenti che vivono da celibi e intendono conservare il celibato per il regno dei cieli. Consacrati con cuore indiviso al Signore, fanno di tutta la propria esistenza un’offerta a Dio e agli uomini nel servizio che la Chiesa affida loro. A tutti i preti e diaconi la Chiesa chiede poi assiduità nella preghiera, per divenire imitatori di ciò che celebrano, e obbedienza al vescovo, come strumento di comunione nel servizio pastorale.
Il significato di tutto questo è correttamente presentato nei riti di ordinazione di vescovi preti e diaconi che hanno una struttura identica. I riti di introduzione evidenziano la partecipazione dell’intera comunità ecclesiale, in tutte le sue componenti e dimensioni terrena e celeste, al dono di Dio che è il ministero ordinato. La presentazione dei candidati, la domanda che essi siano ordinati e l’attestazione della loro idoneità cui segue da parte del vescovo la loro elezione che ratifica la vocazione, esprimono bene il coinvolgimento della comunità ecclesiale locale nella scelta dei candidati al ministero ordinato.
Il rito centrale è il momento più propriamente sacramentale e, per tutti i gradi dell’Ordine, consiste nel gesto dell’imposizione delle mani accompagnato dalla preghiera di ordinazione. Preghiera e imposizione delle mani stanno o significare che il ministero è dono che viene da Dio e non dalla comunità; è dono che la Chiesa deve invocare e poi accogliere con riconoscenza. L ’invocazione dei santi a favore dei candidati esprime la partecipazione della Chiesa celeste nell’azione sacramentale.
I riti esplicativi sono gesti che hanno soprattutto la funzione di illuminare ulteriormente la nuova realtà prodotta dall’effusione dello Spirito sugli ordinati al ministero.
Assieme al Battesimo e alla Confermazione, l’Ordine è uno dei tre sacramenti che imprimono un carattere in chi lo riceve. Questo carattere configura a Cristo, l’inviato del Padre per la salvezza degli uomini.

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