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CATECHISMO DEI GIOVANI
Venite e vedrete

Catechismo dei Giovani

Venite e vedrete
Beata sei tu che hai creduto


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I Vangeli sono avari di notizie a riguardo di Maria. Ma la sobrietà è spesso una virtù. Proprio perché tralasciano i particolari, i Vangeli ci costringono a soffermarci sull’essenziale: Maria è madre di Gesù, Maria è discepola di Gesù.
Discepola del suo Figlio
Un tratto essenziale che i Vangeli sottolineano è che Maria ha camminato con Gesù, come una discepola. L’episodio di Cana di Galilea (Gv 2,1-12) si apre con l’annotazione "e c’era la madre di Gesù". Questo ci assicura che Maria, almeno in certi momenti, ha seguito il Figlio nella sua missione itinerante.
Giovanni ci ricorda pure che la madre era presente ai piedi della croce insieme ad altre donne: "Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Cleofa e Maria di Magdala" (Gv 19,25). Questo significa che durante i giorni della passione la madre era accanto al Figlio.
Anche il Vangelo di Marco ci offre una notizia: "Giunsero sua madre e i suoi fratelli e, stando fuori, lo mandarono a chiamare" (Mc 3,31). Dunque, la madre ha seguito il Figlio, di tanto in tanto, se non sempre, nella sua missione itinerante. Ma a noi interessa sapere come Maria ha seguito il Figlio nel suo cammino.
L’iniziativa dell’amore gratuito di Dio
In proposito sono illuminanti alcuni testi. Il primo è il racconto dell’annunciazione (Lc 1,26-38), uno dei più belli dell’intero Vangelo di Luca. Vi si scorgono i tratti essenziali della chiamata di Dio e della risposta dell’uomo.
Maria è una fanciulla ebrea, ancora molto giovane, che conduce una vita normale nella più semplice quotidianità, una vita che ad occhi superficiali in nulla si distingue da quella di tutte le altre ragazze povere della sua età. Ascolta la lettura della Scrittura, che racconta le meraviglie di Dio, e attende il Messia. Vive a Nazareth, un paese sconosciuto e senza importanza, al punto che l’Antico Testamento non lo nomina neppure una volta. È proprio questa fanciulla, semplice e sconosciuta, che Dio sceglie per farne la madre del Messia. Evidentemente Dio non segue le valutazioni degli uomini. Gli uomini giudicano secondo le apparenze, Dio vede nel profondo.
"L’angelo Gabriele fu mandato da Dio..." (Lc 1,26): Dio prende l’iniziativa. È lui che sceglie Maria fra tutte le fanciulle di Israele. È lui che invia il suo messaggero. Ogni chiamata è sempre frutto dell’amore libero, gratuito e preveniente di Dio. Così fu la chiamata di Abramo, di Mosè, di tutti i profeti, dei discepoli e di Maria. Alle volte possiamo avere l’impressione di essere noi a metterci in ricerca di Dio. Ma non è mai così: è sempre Dio che fa il primo passo. Se noi lo cerchiamo è perché egli, per primo, suscita in noi il desiderio di incontrarlo. Di fronte a un Dio che si comporta così, che mantiene l’iniziativa sempre nelle sue mani, c’è posto soltanto per la disponibilità, l’accoglienza e il ringraziamento. Sono queste le qualità di Maria, le qualità del vero discepolo.
CCC nn. 148-149CCC 484-511CCC nn. 2617-2619CdA nn. 760-784CdG1 pp. 312-314
Piena di grazia
e serva
del Signore
"Rallegrati, Maria, gratuitamente amata da Dio, il Signore è con te" (Lc 1,28). Secondo il testo greco la prima parola dell’angelo non è un semplice saluto, ma un invito alla gioia: "Rallegrati!". È la gioia per il Signore vicino, per il compimento delle antiche promesse. Dio sceglie Maria per un compito, ma prima la invita alla gioia.
Le chiamate di Dio sono sempre per una missione, ma ancor prima sono una chiamata alla gioia. Il cammino che Maria è chiamata a intraprendere accanto al Figlio Gesù è un cammino difficile, ma c’è una sicurezza: "Il Signore è con te". Dio non toglie le difficoltà, ma si fa presente per aiutarci a superarle.
Maria è indicata con tre nomi. L’evangelista la chiama Maria: "La vergine si chiamava Maria" (Lc 1,27). È il suo nome umano, il nome che le avevano dato i genitori. Ma l’angelo la chiama "piena di grazia" (Lc 1,28), cioè amata gratuitamente e per sempre da Dio. E questo il suo nome profetico, il nome che le assegna Dio stesso e che manifesta il senso profondo della missione che le viene affidata: essere nel mondo il segno dell’amore generoso, gratuito e fedele di Dio. Maria è il luogo in cui l’amore di Dio verso l’uomo si è come concentrato in tutta la sua pienezza. Maria è la prova che Dio ci ama.
L’angelo la chiama "piena di grazia", Maria chiama se stessa "serva": "Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto" (Lc 1,38). "Piena di grazia" e "serva": in questi due nomi è racchiuso tutto il progetto di Dio, tutta l’esistenza del discepolo. Tutto ciò che si è e si ha è dono di Dio, grazia; di conseguenza, tutto ciò che si è e si ha deve farsi dono, servizio. La chiamata di Dio è stata da Maria accolta e vissuta dentro questo dinamismo essenziale: grazia e servizio.
In ascolto
della Parola
Concludendo il racconto della nascita di Gesù e della visita dei pastori, Luca annota "Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose meditandole nel suo cuore" (Lc 2,19). Con due semplici verbi, custodire e meditare, Luca fotografa Maria nella sua realtà più profonda: è la perfetta discepola del Signore, in ascolto della sua parola.
Custodire significa ricordare scrupolosamente, gelosamente, con amore, senza nulla dimenticare. Meditare significa assimilare, lasciarsi coinvolgere nell’intimo – il "cuore", appunto –, comparare una verità con l’altra, scorgendone sempre meglio la logica profonda, la direzione di marcia, componendo pian piano l’intero disegno. Maria ha seguito Gesù annotando ogni sua parola e ogni suo gesto, cercando di comprendere il senso di ogni avvenimento.
Non si sa in anticipo dove va il Signore. È solo seguendolo passo passo che alla fine si comprende il suo disegno: un disegno che nella vita e nella storia si presenta, per lo più, frammentario, persino senza una logica apparente; ma poi, se nulla si dimentica e si perde, se ne scopre la meravigliosa coerenza.
Vigilanza, fede
e docilità
Nell’episodio di Cana in Galilea (Gv 2,1-12) cogliamo almeno tre atteggiamenti di Maria, e tutti e tre questi atteggiamenti definiscono il vero discepolo.
Il primo è una discreta, umile e vigile attenzione a quanto succede. Maria non è ripiegata su se stessa, ma attenta alle persone. Si accorge e previene: "Non hanno più vino". Coglie il disagio e ne parla con Gesù. L’attenzione diventa preghiera.
Il terzo atteggiamento è, forse, il più importante: "Fate quello che vi dirà". Maria indirizza verso Gesù, e il suo compito è di condurre all’obbedienza e all’accoglienza. Il vero discepolo è colui che fa qualsiasi cosa Gesù dica. E condurre a questa docilità è il compito fondamentale di Maria, della Chiesa e di ogni discepolo.
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La condivisione
della croce
Anche ai piedi del Crocifisso (Gv 19,25-27), Maria è la figura perfetta del discepolo, che ha percorso fino in fondo il cammino della fede. Non solo perché ha saputo vedere nel Crocifisso il Figlio di Dio, ma soprattutto perché ne ha condiviso il dolore. Per essere discepolo occorre condividere il dolore di Cristo e degli uomini. E tutto questo è come scolpito al vivo nella figura della madre ai piedi del Figlio crocifisso.
Ma neppure questo basta. C’è un ultimo passo da fare: servire Gesù negli uomini, amandolo negli uomini, condividere la sua croce condividendo il dolore degli uomini. Quest’ultimo passo è spesso il più difficile. Gesù ha invitato sua madre a compierlo: "Donna, ecco il tuo figlio". Come dire: l’amore che nutri per me, le tue attenzioni, dirigile verso Giovanni, verso i discepoli, verso gli uomini.
Madre di Dio
La perfetta discepola del Signore è anche la sua Madre. È questo il messaggio al centro del vangelo dell’annunciazione: "Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e chiamato Figlio dell’Altissimo" (Lc 1,31-32). Il secondo messaggio di Gabriele precisa che il concepimento di Gesù avverrà per opera dello Spirito Santo: "Lo Spirito Santo scenderà su dite, su te stenderà la sua ombra la potenza dell’Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio" (Lc 1,35). Attraverso il simbolo della nube luminosa, segno della presenza di Dio in mezzo al suo popolo, a Maria viene indicato il mistero divino che si compie in lei.
La riflessione della Chiesa fin dalle origini esplicita il significato di questo mistero, proclamando la fede nella divina maternità di Maria. A lei viene riconosciuto il titolo di "Theotokos", "Madre di Dio", come la definisce nel 431 il Concilio di Efeso. Questa definizione tocca il mistero stesso di Cristo. Affermando infatti che Maria è Madre di Dio, si afferma l’unione intrinseca della natura umana e della natura divina nell’unica persona del Verbo incarnato: "Nel solo nome della Theotokos è contenuto tutto il mistero dell’economia (dell’incarnazione)" (Giovanni Damasceno, Esposizione sulla fede ortodossa, 3, 12).
Maria, discepola e Madre, è intimamente legata al mistero di Cristo, redentore dell’uomo. In questo senso nella Tradizione della Chiesa si è sempre affermato che ciò che non è stato assunto non è stato redento.

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