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CATECHISMO DEI GIOVANI
Io ho scelto voi

Catechismo dei Giovani

Io ho scelto voi
Cristo in noi, speranza di gloria


Gesù Cristo risorto è il fondamento ultimo della nostra speranza. Egli ha aperto anche per noi la realizzazione di una vita piena, al di là della morte. «Cristo è risuscitato dai morii, primizia di coloro che sono morti. Poiché se a causa di un uomo venne la morte, a causa di un uomo verrà anche la risurrezione dei morti; e come tutti muoiono in Adamo, così tutti riceveranno la vita in Cristo» (1Corinzi 15,20-22).
Dobbiamo avere il coraggio di spingere lo sguardo della speranza al di là dell’oscurità della morte, perché – ci avverte l’apostolo Paolo – «se noi abbiamo avuto speranza in Cristo soltanto in questa vita, siamo da compiangere più di tutti gli uomini» (1Corinzi 15,19). La comunione al corpo e al sangue eucaristico è, secondo la promessa di Gesù, pegno di risurrezione nell’ultimo giorno (Giovanni 6,56). Lo Spirito che Dio ci ha donato, è già 1’ anticipazione di questa realizzazione finale: «Se lo Spirito di colui che ha risuscitato Gesù dai morti abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi» (Romani 8,11).
Gesù Cristo risorto è anche il modello della nostra vita oltre la morte. Saremo trasformati a sua immagine, parteciperemo alla sua gloria. Attraverso di lui la luce piena e l’amore infinito di Dio si comunicheranno alla nostra persona senza più limitazioni, per farla partecipe della stessa vita e gloria divina.
Talvolta, incuriositi, vorremmo forse sapere di più sulla nostra condizione oltre la morte. Dobbiamo essere coscienti che ci troviamo a parlare di una realtà della quale non abbiamo avuto ancora esperienza diretta e, quindi, ci è possibile solo una descrizione in negativo. Se ora la nostra corporeità è limitata dalla debolezza, dall’influenza del male, del dolore e della. morte, allora tutte queste cose non ci saranno più. Se ora il nostro rapporto con gli altri e con il mondo è ancora ristretto ed opaco, allora sarà pieno e luminoso.
Paolo parla in questa maniera della trasformazione che avviene nei risorti: «Si semina (un corpo) corruttibile e risorge incorruttibile; si semina ignobile e risorge glorioso, si semina debole e risorge pieno di forza; si semina un corpo animale, risorge un corpo spirituale» (1Corinzi 15,42-44). È possibile già intravedere come, nella risurrezione, Dio farà esplodere e porterà ad una pienezza impensata tutte le potenzialità di vita, che egli aveva posto nel cuore dell’uomo, quando l’aveva creato. Sarà davvero come una nuova nascita.
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A questo traguardo, di cui Dio ci ha spalancato l’accesso, l’uomo è chiamato a giungere attraverso l’oscura prova della morte. In quest’ultima, decisiva esperienza ogni persona, quasi riassumendo tutti i tentativi della propria vita, presenterà la sua disponibilità totale ad aprirsi all’amore di Dio la sua definitiva chiusura in se stesso. L’incontro senza più veli e maschere con Dio, nella morte, illuminerà come giudizio tutta la nostra esistenza. Allora sarà chiaro a ciascuno, senza equivoci, che cosa è stata realmente la stia vita: se un tentativo riuscito di maturare l’amore, o una prova per sempre fallita nell’isolamento e nell’egoismo radicale. La scena evangelica del giudizio finale è particolarmente significativa: a quanti hanno saputo riconoscere Cristo, vivendo l’amore, sarà aperta la partecipazione alla sua vita e alla sua gloria; quanti l’avranno rifiutato, chiudendosi all’amore, vedranno fissato il loro volto eterno in una dolorosa e totale incapacità di comunione con Dio e con i fratelli (Matteo 25,31-46).
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PASSA L’ASPETTO DI QUESTO MONDO
Il cammino nel tempo è orientato verso un compimento in cui il bene fatto in questa vita verrà purificato e trasfigurato nella pienezza del regno di Dio.
«Ignoriamo il tempo in cui avranno fine la terra e l’umanità, e non sappiano il modo con cui sarà trasformato l’universo. Passa certamente l’aspetto di questo mondo, deformato dal peccato. Sappiamo, però, dalla rivelazione che Dio prepara una nuova abitazione e una terra nuova, in cui abita la giustizia, e la cui felicità sazierà sovrabbondantemente tutti i desideri di pace che salgono nel cuore degli uomini. Allora, vinta la morte, i figli di Dio saranno risuscitati in Cristo, e ciò che fu seminato nella debolezza e nella corruzione rivestirà l’incorruzione; e restando la carità con i suoi frutti, sarà liberata della schiavitù della vanità tutta quella realtà che Dio ha creato appunto per l’uomo... Qui sulla terra il Regno è già presente, in mistero; ma con la venuta dal Signore, giungerà a perfezione». (Gaudium et spes, 39)

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