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CATECHISMO DEI GIOVANI
Io ho scelto voi

Catechismo dei Giovani

Io ho scelto voi
Un popolo, una terra e la libertà


La speranza nell’adempimento delle promesse di Dio guida Israele nella sua storia. Tutta il cammino di Israele può essere riletto come una storia di speranze, che continuamente allargano il proprio orizzonte e definiscono con sempre maggior chiarezza i propri contenuti. Il Dio della promessa ha suscitato queste speranze, intervenendo con gesti di salvezza e con le parole profetiche da lui ispirate.
È un cammino questo che inizia con la promessa di una terra e di un popolo al nomade Abramo:
«Vattene dal tuo paese, dalla tua patria
e dalla casa di tuo padre,
verso il paese che io ti indicherò.
Farò dite un grande popolo e ti benedirò,
renderò grande il tuo nome
e diventerai una benedizione...
in te si diranno benedette
tutte le famiglie della terra»
In Abramo e nella sua discendenza la parola della promessa mette in movimento la storia di un popolo e con esso la storia dell’intera umanità. Abramo, nella sua obbedienza alla promessa, resta per sempre il simbolo della fede (Galati 3,6-9) e la figura di coloro che sperano contro ogni speranza (Romani 4,18).
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Quando questa promessa sembra svanire nella schiavitù dell’Egitto, Dio suscita per il suo popolo un liberatore, Mosè. A lui Dio affida un nuovo orizzonte di speranza, riaccendendo l’attesa della terra:
«Ho osservato la miseria del mio popolo in Egitto e ho udito il suo grido a causa dei suoi sorveglianti; conosco infatti le sue sofferenze. Sono sceso per liberarlo dalla mano dell’Egitto e per farlo uscire da questo paese verso un paese bello e spazioso, verso un paese dove scorre latte e miele»
(Esodo 3,7-8).
Nell’esodo dall’Egitto Dio apre al suo popolo il cammino della libertà (Esodo 15,1-21). Questa esperienza di liberazione mantiene viva in Israele la speranza in un Dio salvatore e liberatore dei singoli e del popolo. Ogni uomo giusto, nella morsa della sofferenza, può invocarlo con fiducia per essere liberato:
«Ma io confido in te, Signore;
dico: “Tu sei il mio Dio,
nelle tue mani sono i miei giorni”.
Liberami dalla mano dei miei nemici,
dalla stretta dei miei persecutori:
fa’ splendere il tuo volto sul tuo servo,
salvami nella tua misericordia»
E quando giunge la tragedia dell’esilio, la parola profetica annuncia con forza a Israele un nuovo intervento liberatore di Dio:
«Non temere, perché io ti ho riscattato,
ti ho chiamato per nome: tu mi appartieni.
Se dovrai attraversare le acque, sarò con te,
i fiumi non ti sommergeranno;
se dovrai passare in mezzo al fuoco,
non ti scotterai, la fiamma non ti potrà bruciare;
poiché io sono il Signore tuo Dio,
il Santo di Israele, il tuo salvatore»
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