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CATECHISMO DEI GIOVANI
Io ho scelto voi

Catechismo dei Giovani

Io ho scelto voi
Testimoni del Vangelo tra i popoli


Una forma di vocazione che, per la sua bellezza e grandezza, colloca chi la vive con sincerità nel cuore del piano di Dio, è la vocazione missionaria. È la chiamata che Dio fa al cristiano di portare il Vangelo sino ai confini del mondo, come Gesù ha comandato ai primi discepoli (Marco 16,15).
Mettendo in pratica alla lettera il comando del Maestro, i missionari lasciano tutto, anche la patria, le persone care, per andare incontro, con lo stesso amore e ardore di Gesù, a coloro che non hanno ancora ricevuto la bella notizia della salvezza. È quanto avviene ormai da venti secoli. indimenticabili figure di missionari sono davanti ai nostri occhi: S. Paolo, S. Patrizio, S. Francesco Saverio, S. Francesca Cabrini.
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Questa vocazione non è riservata ai preti, ai religiosi, a persone particolari. Dio l’apre ad ogni cristiano, perché ogni discepolo di Gesù è chiamato all’eroismo e ha ricevuto qualità per fare cose grandi per il Vangelo. Per questo, oggi in particolare, assieme a sacerdoti e religiosi si trovano missionari laici, coppie di sposi, giovani che annunciano la fede e si dispongono al servizio dell’uomo nei paesi più poveri del mondo. E avviene anche che le giovani comunità nate con il lavoro missionario, in Africa in Asia e altrove, a loro volta inviano i loro missionari.
In questo modo il Signore manifesta che la vocazione missionaria. è la vocazione di ogni cristiano e che una comunità senza i suoi missionari, o senza almeno una partecipazione attiva di tutti i suoi membri al lavoro missionario, è una comunità addormentata o malata. Molti adolescenti e giovani sono affascinati da questa vocazione. E se il Signore chiamasse anche qualcuno di noi?
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«MANDAMI DOVE VUOI, MAGARI ANCHE IN INDIA»
L’ansia apostolica di portare ad ogni uomo l’annuncio del Vangelo risuona con particolare vigore in questa pagina dì Francesco Saverio, il grande missionario del XVI secolo, evangelizzatore dell’Oriente.
«Moltissimi, in questi luoghi, non si fanno ora cristiani solamente perché manca chi li faccia cristiani. Molto spesso mi viene in mente di percorrere le Università d’Europa, specialmente quella di Parigi, e di mettermi a gridare qua e là come un pazzo e scuotere coloro che hanno più scienza che carità con queste parole: Ahimè, quale gran numero di anime, per colpa vostra, viene escluso dal cielo e cacciato all’inferno! Oh! se costoro, come si occupano di lettere, così si dessero pensiero anche di questo, onde poter rendere conto a Dio della scienza e dei talenti ricevuti! In verità moltissimi di costoro, turbati a questo pensiero, dandosi alla meditazione delle cose divine, si disporrebbero ad ascoltare quanto il Signore dice al loro cuore, e, messe da parte le loro brame e gli affari umani, si metterebbero totalmente a disposizione della volontà di Dio. Griderebbero certo dal profondo del loro cuore: “Signore, eccomi; che cosa vuoi che io faccia?” ( Atti 9,6 volg.). Mandami dove vuoi, magari anche in India». (Lettera a Sant’Ignazio, 15 gennaio 1544)

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