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CATECHISMO DEI GIOVANI
Io ho scelto voi

Catechismo dei Giovani

Io ho scelto voi
Testimoni del Regno futuro


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Accanto a quanti, con il loro amore sponsale, vivono l’amore di Cristo per la Chiesa e ne sono segno, ci sono persone che, mosse dallo Spirito, nel dono della propria esistenza a Dio e ai fratelli, si impegnano a testimoniare il primato del regno di Dio già in mezzo a noi e anticipano la condizione del suo compimento nel mondo futuro. Sono i religiosi e i laici consacrati. Costoro, uomini e donne, sacerdoti e no, scelgono di mantenere il cuore libero dai legami di questo mondo, perché sia lo spazio dedicato totalmente a Dio e alle necessità di tutti. Perciò si fanno più da vicino imitatori di Gesù, colui che è tutto dedicato al Padre per poter servire in piena libertà i suoi fratelli.
Le preghiere della liturgia, nella Messa per le vocazioni religiose e in quella per i religiosi, riassumono bene l’essenziale di questa vocazione: «Padre santo, che chiami i tuoi figli all’amore perfetto, e inviti alcuni a seguire più da vicino le orme del Cristo tuo Figlio, dona a coloro che hai scelto per essere interamente tuoi, di manifestarsi alla Chiesa e al mondo come segno visibile del tuo Regno... Fa’ che i tuoi figli che si sono consacrati a te, abbandonando ogni cosa per seguire Cristo casto, povero e obbediente, con piena fedeltà servano te, nostro Padre e la comunità dei fratelli».
Per realizzare tutto questo, i religiosi rinunciano al possesso individuale dei beni, per condividerli insieme agli altri fratelli e metterli al servizio di tutti gli uomini. Vivono così la povertà evangelica, come segno della relatività delle cose di fronte all’assoluto del regno di Dio. Non si sposano, restano liberi dal legame con una persona per essere di Dio con cuore indiviso e di tutti con disponibilità piena. Percorrono così la via della verginità evangelica, per essere segno del futuro compimento del Regno. Mettono a disposizione della Chiesa tutte le loro energie e i loro doni, la loro volontà, per essere pienamente servi di Dio e dei fratelli. È la via dell’obbedienza, come segno della sottomissione di Gesù alla volontà del Padre, per l’avvento del suo Regno.
Povertà, verginità per il Regno e obbedienza: più che rinunzie, sono scelte positive e appassionate di valori essenziali, per amore di Dio, della Chiesa e di tutta l’umanità. I religiosi e le religiose le vivono insieme, in comunità che sono per i cristiani richiamo insistente all’unità e alla fraternità nella Chiesa.
La vita religiosa ha trovato nella storia forme diverse di realizzazione. Conosciamo i grandi ordini e congregazioni religiose. Forse anche nella nostra comunità cristiana vivono e offrono la loro testimonianza uomini e donne consacrate a Dio in una determinata famiglia religiosa, ciascuna con un particolare carisma di servizio. Lo scopriamo guardando la loro vita consacrata ai poveri, agli ammalati, agli emarginati, spesa nel campo educativo e nell’impegno della predicazione.
Ci sono però anche comunità che non prestano un immediato servizio ai fratelli e si dedicano completamente alla lode di Dio. Sono gli ordini contemplativi. La mentalità efficientistica di oggi rischia di considerarli inutili. Eppure rendono un servizio insostituibile. Essi provocano e richiamano tutti noi, tentati dall’attivismo e dall’autosufficienza, a ciò che è essenziale: cercare Dio con tutto il cuore e con tutte le forze.
In mezzo a noi vivono anche persone consacrate al Signore nella Chiesa per il Regno, che conducono però una vita come tutti gli altri laici. Esse, anche quando vivono da sole, fanno parte di comunità chiamate “istituti secolari”. Sono uomini e donne che hanno assunto l’impegno di essere cristiani il più coerentemente possibile, operando tra i fratelli laici, senza peraltro manifestare la propria consacrazione se non attraverso uno stile di vita tipicamente evangelico. La loro vocazione è un apostolato, soprattutto di testimonianza, che svolgono rimanendo all’interno delle strutture e degli ambienti sociali che sono comuni a tutti.
È facile la vita consacrata? È una strada per tutti? Nel mondo di oggi che presenta il miraggio del possesso, l’esaltazione dell’indipendenza, e non comprende il valore di un cuore casto, l’impegno della vita consacrata è andare controcorrente. Eppure Dio chiama ancora animi generosi a testimoniare l’assolutezza del suo amore e la novità del suo Regno. Il mondo ha oggi particolare bisogno di vedere incarnate, in persone vive, l’essenza e la radicalità del messaggio evangelico.
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«QUELLO CHE BRAMO REALIZZARE»
Il cammino di Francesco di Assisi verso la piena fedeltà al Vangelo, nella vocazione a cui il Signore lo chiama, è accompagnato da segni, incontri, momenti di intensa preghiera. Decisivo è il confronto con la Parola, come ci testimoniano i suoi antichi biografi.
«Un giorno, mentre ascoltava la Messa, Francesco udì le istruzioni date da Cristo quando inviò i suoi discepoli a predicare: che cioè per strada non dovevano portare né oro, né argento, né pane, né bastone, né calzature, né veste di ricambio. Comprese meglio queste consegne dopo, facendosi spiegare il brano dal sacerdote. Allora, raggiante di gioia, esclamò: “È proprio quello che bramo realizzare con tutte le mie forze!”. E fissando nella memoria quelle direttive, s’impegnò ad eseguirle lietamente. Senza por tempo in mezzo, si sbarazzò di tutto quello che possedeva di doppio, e inoltre del bastone, delle calzature, della borsa e della bisaccia. Si confezionò una tonaca misera e grossolana e, in luogo della cinghia di pelle, strinse i fianchi con una corda. Mise tutto il suo entusiasmo a bene intendere e realizzare i suggerimenti della nuova grazia. Ispirato da Dio, cominciò ad annunziare la perfezione del Vangelo, predicando a tutti la penitenza, con semplicità». (Leggenda dei tre compagni, VIII)

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