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CATECHISMO DEI GIOVANI
Io ho scelto voi

Catechismo dei Giovani

Io ho scelto voi
Le mappe dell’amore


L’apostolo Paolo, che si è lasciato afferrare in profondità dall’amore di Cristo, ha delineato in sintesi le mappe di questo amore. Esse possono aiutarci ad esplorare i nuovi territori della libertà aperti dall’amore cristiano. Dall’insieme risulta un quadro ricco di atteggiamenti da evitare e di orientamenti da favorire, in modo da far crescere una personalità equilibrata, interiormente libera (1 Corinzi 13,1-13).
A chi vuole avventurarsi in questa crescita, coraggiosa e liberante, è proposto anzitutto di non cercare più se stesso e il proprio interesse, come Cristo che «non cercò di piacere a se stesso» (Romani 15,3). Occorre collocarsi invece nella prospettiva di favorire l’interesse e la crescita degli altri. Se nasce veramente in noi l’amore per l’altro, allora lentamente scompaiono dal nostro animo e dalla nostra vita gli atteggiamenti che possono distanziarci e dividerci da lui. Non oseremo più vantare a dismisura le nostre doti, fino all’arroganza e al disprezzo. Non faremo pesare la nostra superiorità, di qualsiasi genere, al punto di creare rivalità. Non ci sentiremo rovinare l’animo da invidie o animosità, se negli altri si manifesteranno doti diverse dalle nostre.
Godremo invece delle differenti ricchezze date a ciascuno, come fonte e stimolo continuo per una crescita più armoniosa. Avremo il massimo rispetto per tutto ciò che l’altro è e per ciò che egli manifesta: il suo corpo, i suoi sentimenti, le sue idee, la sua storia. Non avremo il coraggio di fargli torto o ingiustizia e tanto meno di fargli assaporare il frutto amaro del male. Gli andremo incontro invece con un capitale di amore che non si aspetta riconoscimenti e ricompense, disposti a rinunciare a diritti ed anche a subire ingiustizie, purché vinca la potenza dell’amore. Ma l’amore per l’altro deve arrivare ad investire anche l’estraneo, anche chi ha vistose carenze e addirittura chi ha commesso il male. A tutti la libertà dell’amore concede un grosso credito di fiducia, perché solo una fiducia gratuita è la forza che può far scaturire negli altri possibilità nuove di vita: la carità tutto crede.
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Chi si è incamminato sulla strada della libertà cristiana non è ingenuo di fronte al male. Egli sa vedere e giudicare con severità il male, senza scendere con esso a nessun compromesso. Non nutre rancore o odio contro chi gli ha fatto del male. Se lo subisce personalmente, si sforza di dimenticare, allo stesso modo con cui Dio dimentica il male degli uomini. Se il male cade su chi gli è contrario o nemico, non lo giudica una giusta vendetta e non ne gode. L’uomo della libertà non è settario; egli sa infatti riconoscere e ricercare ogni barlume di bene, anche in chi può apparire dall’altra parte della barricata, perché gioisce della verità dovunque essa si manifesti. A chi ha sbagliato e a chi erra offre continue possibilità di recupero e di ripresa, perché la carità tutto spera.
Anche là dove il limite ed il male si mostrano recidivi e le speranze di ripresa sembrano spente, l’uomo della libertà non dichiara chiusa la partita, perché la carità tutto sopporta.
Mite ed umile come Cristo, l’uomo della libertà diventa capace di un’accoglienza senza misura: egli è benevolo con tutti (Colossesi 3,12-14). Sa prendere l’iniziativa nei confronti degli altri, mostra generosità e si manifesta pronto a mettere a disposizione tutto ciò che gli appartiene. Ha sentimenti profondi di misericordia. Perciò è attento a cogliere le esigenze interiori e i bisogni esteriori degli altri. È capace di solidarietà e quindi sente come sue le sofferenze e le gioie altrui. A coloro che non contano, che sono deboli o poveri, presta il proprio servizio lieto e disinteressato.
Chi si avvia sulle strade della libertà di Cristo troverà un senso vivo di gioia ed una profonda pace interiore, segno che Dio gli è vicino ed amico (Galati 5,22). Egli diventerà comunicatore di gioia e costruttore di pace.
AUTOEDUCAZIONE E DONO DI SÉ
Ai giovani Giovanni Paolo II rivolge l’invito a crescere nella verità e nella libertà:
«In questo campo le parole di Cristo: “Conoscerete la verità, e la verità vi farà liberi”, diventano un programma essenziale. I giovani hanno congenito il senso della verità. E la verità deve servire per la libertà: i giovani hanno anche spontaneo il desiderio della libertà. E che cosa significa essere liberi? Significa sa per usare la propria libertà nella verità – essere veramente liberi. Essere veramente liberi non significa affatto fare tutto ciò che mi piace, o ciò che ho voglia di fare. La libertà contiene in sé il criterio della verità, la disciplina della verità. Essere veramente liberi significa usare la propria libertà per ciò che è un vero bene. Continuando dunque: essere veramente liberi significa essere un uomo di retta coscienza, essere responsabile, essere un uomo per gli altri. Tutto questo costituisce il nucleo interiore stesso di ciò che chiamiamo educazione e, innanzitutto, di ciò che chiamiamo auto-educazione. Sì: auto-educazione! In fatti, una tale struttura interiore, dove “la verità ci fa liberi”, non può essere costruita solamente dall’esterno. Ognuno deve costruirla dal di dentro – edificarla nella fatica, con perseveranza e pazienza».
Il Papa dà anche l’orientamento finale alla crescita nella verità e nella libertà: la perfezione evangelica. Vivere nella totale obbedienza a Dio è la massima libertà.
«Quando il giovane chiede: “Che cosa mi manca ancora?”, Gesù lo fissa con amore, e questo amore trova qui un nuovo significato. L’uomo viene portato interiormente, per mano dello Spirito Santo, da una vita secondo i comandamenti ad una vita nella consapevolezza del dono, e lo sguardo pieno di amore di Cristo esprime questo passaggio interiore. E Gesù dice: “Se vuoi essere perfetto, va’, vendi quello che possiedi, dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo; poi vieni e seguimi”. Sì, miei amati giovani amici! L’uomo, il cristiano è capace di vivere nella dimensione del dono. Anzi, questa dimensione non solo è superiore alla dimensione dei soli obblighi morali noti dai comandamenti, ma è anche più profonda di essa e più fondamentale. Essa testimonia una più piena espressione di quel progetto di vita, che costruiamo già nella giovinezza.
La dimensione del dono crea anche il profilo maturo di ogni vocazione umana e cristiana».
(Lettera ai giovani nell’anno internazionale della gioventù, 31.3.1985, 13 e 8)

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