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CATECHISMO DEI GIOVANI
Io ho scelto voi

Catechismo dei Giovani

Io ho scelto voi
«Chiedete e vi sarà dato»


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Varie sono le espressioni della preghiera:
la lode, il ringraziamento, la contemplazione...
Ma quando si parla di preghiera,
in genere si pensa a un insieme di domande,
più o meno insistenti, talora esaudite,
talora andate a vuoto. Sono ritenute una debolezza,
tanto che qualcuno le interpreta come cedimenti
in dignità e personalità. Non poche volte, poi,
molti accompagnano la preghiera di domanda
con simboli propiziatori, quasi magici,
che le danno un carattere commerciale,
fatto di meriti, costi, offerte e quindi alla fine
di apprensione e pretesa di esaudimento.
Per questo, in genere, si pensa che, anche nel migliore
dei casi, questa sia la forma meno alta di preghiera.
La preghiera di domanda è invece una forma
essenziale della preghiera cristiana.
I Vangeli sono ricchi di preghiere di domanda,
sia di Gesù, sia rivolte a lui. Nella stessa celebrazione
eucaristica la Chiesa ci offre un modello di preghiera
di intercessione: anzitutto l’invocazione
del dono dello Spirito, ma anche la richiesta
di grazia e benedizione per i vivi e per i defunti,
e poi la preghiera universale (o dei fedeli).
In questa siamo invitati a pregare con Gesù
per la Chiesa, per il mondo, per i poveri
e per le necessità nostre e dell’assemblea.
Se siamo capaci di andare oltre la concretezza
e la episodicità di ogni domanda e scaviamo
nel significato profondo del chiedere,
scopriamo alcune cose importanti.
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Anzitutto, chi domanda ha un progetto
nella sua vita, anche se non del tutto ben delineato,
in cui colloca e ritiene che svolga un ruolo importante
ciò che chiede. Poi, se la domanda è rivolta a Dio
attraverso Gesù Cristo, allora è come se si dicesse
a Dio: «Sii tu il custode del mio progetto,
affido a te la possibilità che si sviluppi
e arrivi a compimento, come si è compiuto
nella vita, morte e risurrezione di Gesù».
Se la preghiera di domanda è di un cristiano,
abitato dallo Spirito – quindi in certo modo
fatta nascere da lui –, allora si carica
di un atteggiamento di abbandono filiale,
di disponibilità: «Se tu sei il custode
del mio progetto, che si fa concreto attraverso
desideri, richieste di doni, proposte di cose semplici
e quotidiane, accetto di far entrare il mio piccolo
progetto nel tuo grande progetto del Regno,
e quindi di assumere una destinazione
e un significato nuovi per il dono che ti chiedo,
e perciò anche, se necessario, un esaudimento
diverso da quello che attendo».
Chi non ha il coraggio di domandare, spesso è
perché non ha progetti o si ritiene autosufficiente:
esattamente l’opposto di quel che deve essere
un cristiano. Ogni preghiera di domanda invece
è possibile e doverosa, se è come quella accorata,
insistente, decisa, ma piena di abbandono,
di Gesù nell’orto del Getsemani (Marco 14,36).
Anzi, spesso solo domandando con insistenza
capiamo fino in fondo l’importanza di ciò
che chiediamo (Luca 11,9-10).

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