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CATECHISMO DEI GIOVANI
Io ho scelto voi

Catechismo dei Giovani

Io ho scelto voi
Scheda: Il dono di Gesù ai suoi: il sacramento dell'Eucaristia


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1. CELEBRAZIONE E VITA
«Rivolto ad Emerito dinanzi al tribunale, il proconsole domandò: “Nella tua casa sono state tenute riunioni contro gli editti imperiali?”. Inondato dallo Spirito Santo Emerito rispose: “Nella mia casa abbiamo celebrato i misteri del Signore nel giorno domenicale”. “Perché – domandò il proconsole – permettevi loro di entrare?”. Rispose Emerito: “Perché sono miei fratelli e non potevo impedirlo... Non potevo – insistette Emerito – perché non possiamo vivere senza celebrare i misteri nel giorno del Signore”» (dal Martirio dei Santi di Abitène - IV sec.).
«Non possiamo vivere senza celebrare...»: le parole dei 49 martiri di Abitène tornano sconvolgenti e strane oggi, in un tempo in cui molte persone pensano di poter fare a meno di partecipare alla celebrazione dell’Eucaristia.
Sono molti i fatti che non favoriscono una partecipazione alla celebrazione dell’Eucaristia nel giorno di domenica: le molte e frastornanti parole che diciamo, il ritmo febbrile della vita odierna, una diffusa mentalità tecnologica e produttivistica, il modo secolarizzato di pensare e di agire di molti adulti e giovani – forse amici e vicini –, l’incoerenza tra la pratica religiosa e lo stile di vita, una certa ripetitività dei gesti liturgici...
Esistono anche domande più personali come queste: quale utilità è finora venuta alla mia vita dalla partecipazione alla celebrazione eucaristica? non è sufficiente ascoltare la parola di Dio e pregare in altri momenti più personali e spontanei? È necessario, però, porsi anche altri interrogativi: perché la Chiesa celebra l’Eucaristia e gli altri sacramenti? perché molti vi partecipano e fanno della celebrazione dell’Eucaristia il punto di riferimento centrale del loro impegno nella vita e nel mondo di oggi?
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Se desideri agire con maggiore responsabilità e libertà, al di là dei molti condizionamenti e difficoltà, devi saper scoprire le motivazioni e tradurre in convinzioni e scelte personali la realtà dell’Eucaristia, come Gesù Cristo l’ha voluta e l’ha donata e la Chiesa oggi la celebra per tutta l’umanità.
2. GESÙ SI DONA
NELLO SPEZZARE IL PANE
Una persona che avesse visto le prime comunità cristiane celebrare l’Eucaristia avrebbe probabilmente creduto che stessero semplicemente cenando. Intuizione stupenda di Gesù: quando vuole lasciarci il segno della sua presenza per i tempi futuri, sceglie il più sociale dei gesti umani: il pasto. Gesù, poi, sceglie un segno, lo “spezzare il pane”, per cui non possiamo cenare con lui senza accettare di cenare e far famiglia con gli altri, che egli ha chiamato con noi.
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Ma c’è di più: nella cena di Gesù non si mangia un qualsiasi cibo, ma egli stesso si dona a noi come pane per la nostra vita. Gesù è presente realmente nel pane e nel vino eucaristici, per restare con noi e farsi nostro cibo. L’Eucaristia è il gesto con cui Gesù esprime la sua volontà di offrirsi al Padre e di donarsi agli uomini come pane che nutre per la vita eterna.
La cena che Gesù sceglie come luogo della sua presenza tra i suoi è un pasto particolare; la cena pasquale. Chi partecipa alla cena con cui il popolo d’Israele celebra la Pasqua riconosce di far parte di un popolo che ha sperimentato e continuamente sperimenta di essere liberato dal Signore. Con quel gesto si rinnova l’alleanza di tutte le famiglie d’Israele con il Signore. Gesù inserisce il suo gesto in questa cena, per dirci che egli, vero agnello immolato sulla croce, viene a portare a tutta la famiglia umana il dono della liberazione totale dal male e a compiere l’alleanza, facendola “nuova” nell’effusione del suo sangue sulla croce (Geremia 31,31-34). Celebrando l’Eucaristia, noi ci uniamo, come popolo di Dio, in una piena solidarietà e rendiamo viva e attuale l’intera storia della salvezza di Dio con gli uomini, che culmina nella croce di Gesù e nella sua risurrezione. Nell’Eucaristia la Chiesa celebra il memoriale della passione e della risurrezione del Signore Gesù, il santo sacrificio che attualizza l’unico sacrificio di Cristo.
Quando chi presiede la celebrazione eucaristica, dopo aver invocato l’azione dello Spirito, ripete le parole del Signore: «Questo è il mio corpo dato per voi», «Questo è il mio sangue versato per voi», Gesù rende presente, sotto i segni del pane e del vino, il suo dono d’amore, il suo passare attraverso la morte per giungere alla piena libertà, per unire per sempre in alleanza Dio e l’uomo. L’Eucaristia, mentre è il “cibo dei pellegrini”, anticipa, nel segno, i nuovi cieli e la terra nuova che attendiamo.
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Quando celebriamo l’Eucaristia, la nostra vita, povera e fragile, si innesta in questo fiume di vita che è la vita stessa di Gesù donata per tutti gli uomini; il nostro piccolo “Amen” si unisce all’“Amen” con cui Cristo ha compiuto la volontà del Padre. Perché la libertà, la gratuità, la condivisione, la comunione non siano utopie o sterili volontarismi, devono nascere da questa sorgente e ad essa continuamente alimentarsi.
3. IMPARARE A CELEBRARE
PER IMPARARE A VIVERE
È bastato che il segno della pace, un gesto comprensibile anche ai bambini piccoli, fosse reintrodotto tra i fedeli, perché i cristiani si accorgessero, dallo svolgersi del rito, che non si può fare la comunione senza essere in pace con i fratelli. Occorre riscoprire momenti e segni nella celebrazione, per capire quanto la nostra vita è coinvolta nell’Eucaristia.
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Il segno
dell’assemblea
L’Eucaristia si celebra insieme: il segno dello spezzare il pane rimanda ad una comunità, costituita da quelli che Dio ha chiamato ad essere fratelli nel Battesimo. È un’assemblea di peccatori; comincia con la dichiarazione di ciascuno: «Confesso a Dio Onnipotente e a voi fratelli che ho molto peccato...». Ma è anche un’assemblea che si lascia costruire sempre più in corpo di Cristo. Noi sentiamo il prete, dopo la consacrazione, pregare il Padre con questa parole: «A noi, che ci nutriamo del corpo e del sangue del tuo Figlio, dona la pienezza dello Spirito Santo perché diventiamo in Cristo un solo corpo e un solo spirito».
La proclamazione
della parola di Dio
Ascoltando la Parola con la Chiesa, come i discepoli di Emmaus, prima di sedere a tavola col Signore, accettiamo che egli illumini la nostra vita con la parola delle Scritture, che ci annuncia il compimento della salvezza nella morte e risurrezione di Gesù. Riconosciamo sempre di più il vero volto di Dio, il suo progetto su di noi e sull’umanità. Tante volte l’Eucaristia non lascia alcun segno, non costruisce la nostra personalità, perché non c’è stata la fatica di questo ascolto di Gesù.
Il dialogo
nella celebrazione
La nostra partecipazione all’Eucaristia è un frequente alternarsi di parola di Dio, di preghiera del celebrante e di espressioni dell’assemblea: l’invocazione del perdono, il Gloria, il salmo responsoriale, il Credo, la preghiera universale e alcune brevi espressioni, molto dense di significato, come quell’Amen con cui facciamo nostra la grande preghiera eucaristica. Ma il dialogo nel rito non ha senso se non è preceduto e seguito da un dialogo nella vita.
La presentazione
dei doni
Il gesto rituale di un dono a Dio si accompagna con i doni alla famiglia di Dio. Eppure questo momento a volte viene trascurato, a volte gonfiato da sfilate allegoriche. La forma più abituale è la presentazione all’altare, insieme al pane e al vino, dei doni per i poveri e per la Chiesa, oppure il passaggio di un “cestino” per la raccolta delle offerte. In una comunità cristiana credibile, dove si conosce la limpidezza della gestione e la generosa attenzione ai poveri questo gesto non stona. La Chiesa da sempre aiuta i poveri.
«Prese il pane,
rese grazie,
lo spezzò,
e lo diede dicendo...»
Nella celebrazione colui che presiede ripete i gesti di Gesù: la preparazione dei doni, la preghiera eucaristica, i riti di comunione. La preghiera eucaristica, con il rendimento di grazie nella memoria della morte e risurrezione di Gesù e con l’invocazione dello Spirito, fa del pane e del vino, secondo le parole del Signore, il suo corpo offerto e il sangue dell’alleanza: Gesù si fa presente nel suo passaggio da questo mondo al Padre per unire per sempre in alleanza Dio e gli uomini. Nei riti di comunione il pane spezzato e il vino vengono dati agli invitati alla mensa del Signore. Se il peccato grave non ci ha separati dal Padre e dai fratelli, partecipiamo al corpo e al sangue del Signore per diventare, liberi dall’egoismo, un’offerta viva e per approfondire la comunione d’amore con Dio e con gli uomini.
Andate!
L’assemblea eucaristica si raduna per sciogliersi. Hai partecipato all’unico Pane, sei diventato un solo corpo con tanti fratelli: ora esprimi la tua forza di vita diventando lievito dentro la famiglia, la scuola, il lavoro, il quartiere, il mondo. Il campo della missione non ha confini: il lievito non sa dove arriva la sua forza.

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