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CATECHISMO DEI GIOVANI
Io ho scelto voi

Catechismo dei Giovani

Io ho scelto voi
Scheda: Gesù, pane per tutti


L’ultimo gesto con il quale Gesù esprime la sua volontà di donazione di sé al Padre per gli uomini, alla vigilia della morte, è la cena finale con i discepoli. Nella notte in cui veniva tradito – racconta Paolo riportando un’antica tradizione – Gesù fece la preghiera di ringraziamento, prese il pane, lo spezzò e disse: «Questo è il mio corpo, che è per voi». Lo stesso fece con il calice del vino (1 Corinzi 11,23-25).
Non si capisce questo gesto se non lo si collega con i pasti mediante i quali, nella sua attività itinerante, Gesù ha voluto esprimere l’accoglienza verso i peccatori, condividendone la condizione di marginalità religiosa e sociale, e anticipando per loro la gioia del banchetto degli ultimi tempi (Marco 2,15-20). In particolare la tradizione evangelica ha richiamato l’attenzione sulla continuità tra la cena di addio e il gesto prodigioso dei pani spezzati e distribuiti alla folla nel deserto.
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Gli apostoli si riunirono attorno a Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e insegnato. Ed egli disse loro: «Venite in disparte, in un luogo solitario, e riposatevi un po’». Era infatti molta la folla che andava e veniva e non avevano più neanche il tempo di mangiare. Allora partirono sulla barca verso un luogo solitario, in disparte. Molti però li videro partire e capirono, e da tutte le città cominciarono ad accorrere là a piedi e li precedettero. Sbarcando, vide molta folla e si commosse per loro, perché erano come pecore senza pastore, e si mise a insegnare loro molte cose. Essendosi ormai fatto tardi, gli si avvicinarono i discepoli dicendo: «Questo luogo è solitario ed è ormai tardi; congedali perciò, in modo che, andando per le campagne e i villaggi vicini, possano comprarsi da mangiare». Ma egli rispose: «Voi stessi date loro da mangiare». Gli dissero: «Dobbiamo andar noi a comprare duecento denari di pane e dare loro da mangiare?» Ma egli replicò loro: «Quanti pani avete? Andate a vedere». E accertatisi, riferirono: «Cinque pani e due pesci». Allora ordinò loro di farli mettere tutti a sedere, a gruppi, sull’erba verde. E sedettero tutti a gruppi e gruppetti di cento e di cinquanta. Presi i cinque pani e i due pesci, levò gli occhi al cielo, pronunziò la benedizione, spezzò i pani e li dava ai discepoli perché li distribuissero; e divise i due pesci fra tutti. Tutti mangiarono e si sfamarono, e portarono via dodici ceste piene di pezzi di pane e anche dei pesci. Quelli che avevano mangiato i pani erano cinquemila uomini.
(Marco 6,30-44)
1. Uno sguardo
di compassione
()
Il miracolo comincia di qui: Gesù si trova davanti una massa enorme di gente disorganizzata ed affamata, «come pecore senza pastore». La sua compassione è molto più di un sentimento umano: indica un atteggiamento messianico e richiama la preghiera di Mosè che, prima di morire, chiede a Dio un capo perché il popolo non diventi «un gregge senza pastore» (Numeri 27,17). In Gesù Dio compie la promessa di prendersi personalmente cura del suo popolo attraverso la guida del Messia «pastore», come preannunciato dal profeta Ezechiele (Ezechiele 34,23-24).
6,34
2. Anzitutto
la parola
()
La prima cosa che Gesù offre a questa folla, abbandonata a se stessa, non è il pane, ma la parola. Per venire incontro ai bisogni della gente, il primo servizio del vero pastore è aiutare le persone a cambiare se stesse e a diventare comunità. Occorre avere una comunità, con cui condividere il pane che si mangia. Il modo con cui Gesù esprime la sua pietà per la folla, istruendola, ci permette di riconoscere in lui l’unica vera guida, capace di fare di tutta quella gente dispersa una comunità.
6,34
3. Comprare
o dare?
()
Di fronte alla situazione di bisogno di migliaia di persone in un luogo isolato e senza scorte sufficienti per sfamarsi, i discepoli sembrano rassegnati e propongono a Gesù di congedare la folla, perché ognuno possa provvedersi da mangiare. Il maestro fa una proposta a sorpresa: «Voi stessi date loro da mangiare» (6,37). I discepoli reagiscono ragionando in termini di mercato e fanno un calcolo approssimativo: per sfamare tanta gente ci vorrebbero duecento monete d’argento, quasi la paga annuale di un bracciante agricolo! Gesù propone un’altra soluzione: alla logica del “comprare”, sostituisce quella del “dare”. Quel poco pane e quei due pesci, messi a disposizione da un ragazzo, come precisa il quarto Vangelo (Giovanni 6,9), basteranno per tutti, anzi ce ne sarà d’avanzo.
6,35-38
4. Un’assemblea
conviviale
()
Gesù associa i discepoli alla sua opera, invitandoli a far disporre la folla in gruppi di commensali: non è possibile mangiare senza entrare in un rapporto di comunione. Per Gesù, il popolo di Dio si costituisce nella fraterna comunione di mensa, segno di quella ritrovata unità che è frutto del regno di Dio, annunciato dalla predicazione del Vangelo e mostrato in azione nei segni miracolosi che l’accompagnano.
6,39-40
5. Come
una Eucaristia
()
Come un padre di famiglia ebreo, Gesù all’inizio del pasto pronunzia la preghiera di lode a Dio e spezza il pane per distribuirlo ai commensali. Ma, per far questo, chiama i discepoli a collaborare con lui, come li chiamerà poi a raccogliere i pezzi avanzati. In questo passaggio centrale del racconto, l’allusione ai gesti dell’Eucaristia è trasparente.
6,41
6. Dodici ceste
sempre piene
()
Il dono che Gesù offre, colma al di là di ogni misura: e pienezza di vita per l’uomo affamato. L’annotazione delle dodici ceste piene di resti non è una banalità. La comunità cristiana sa che il pane di vita, che è il Signore Gesù, è custodito dalla Chiesa per la fame di tutti coloro che cercano salvezza.
In questa narrazione evangelica la comunità dei credenti si riconosce e, come in uno specchio, scopre ciò che essa è: popolo guidato da Gesù, vero pastore. Ancora oggi, nell’Eucaristia, la Chiesa si coglie come assemblea riunita dal suo Signore, per essere nutrita prima con il pane della Parola e poi con il pane del suo Corpo. Ma l’Eucaristia chiede di essere prolungata nella vita di comunione: se si abbandona la logica individualistica dell’avere, che spinge ognuno a pensare a sé, e ci si apre allo spirito del dono, nasce una nuova comunità. È la Chiesa del Signore.
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6,42-43

Catechismo dei Giovani
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