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CATECHISMO DEI GIOVANI
Io ho scelto voi

Catechismo dei Giovani

Io ho scelto voi
Si è fatto povero


Gesù guarda e utilizza le cose nel significato che avevano fin dal loro apparire ad opera del Creatore. Per lunghi anni, nel nascondimento del suo paese, a Nazareth, egli esercita il lavoro del carpentiere. Prende su di sé la dura fatica quotidiana che spetta a ciascuno, e mostra che in essa l’uomo è chiamato a diventare adulto e a realizzarsi in conformità al disegno della creazione.
Il suo sguardo sulla realtà creata è così limpido e profondo, da portare alla luce l’amore provvidente di Dio che è in essa. Gli uccelli del cielo e i gigli del campo sono un invito a riconoscere la paterna bontà di Dio, che tutto ha creato e sostiene per farne dono alla vita dell’uomo. Le cose del mondo diventano così un appello a fidarsi totalmente di Dio, che per primo si mostra preoccupato dell’esistenza umana (Matteo 6,25-34). Accogliere il mondo come un dono divino, trasformarlo con fatica per la maturazione nostra e degli altri: ecco il progetto che Gesù riconsegna al nostro cuore e alle nostre mani.
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In un mondo innalzato a idolo dal peccato degli uomini, trasformato dall’egoismo in strumento di divisione e di sofferenza, ridotto a giungla di ingiustizie dalla sete di potere, Gesù è venuto a rendere presente il nuovo volto della giustizia di Dio. Già il suo stile di vita, il suo modo di interessarsi agli uomini che patiscono ingiustizia, l’attenzione rivolta all’uomo al di sopra di ogni cosa e di ogni interesse, sono il seme gettato da Dio per la ricostruzione di un mondo giusto e fraterno. Gesù, con i suoi gesti, ha impiantato nel cuore di un mondo dilaniato l’alba del regno di Dio.
Nell’iniziare la sua missione di profeta definitivo del Regno, Gesù abbandona il suo paese, la sua casa, le sicurezze e i possessi che accompagnano una vita normale. Accetta, invece, la precarietà e l’insicurezza del Maestro continuamente in movimento sulle strade della Palestina. Un giorno potrà affermare, descrivendo il suo stile di vita, che «il Piglio dell’uomo non ha dove posare il capo» (Luca 9,58). Gesù sceglie volontariamente la via della povertà e del distacco dai beni.
E la stessa scelta egli chiede a quanti accettano di porsi al suo seguito. I primi quattro discepoli lasceranno il mestiere, le barche, la casa. Pietro potrà dire con verità, a nome di tutti: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito» (Marco 10,28).
L’abbandono radicale del possesso, come stile di vita, è assunto da Gesù, e da lui richiesto, perché c’è un progetto più grande a dominare la sua vita e la vita di quanti gli si affiancano. È il progetto del Regno, il disegno divino di un’umanità liberata dalle schiavitù del mondo e capace di aprirsi alla fraternità. Chi ha trovato questa perla preziosa (Matteo 13,45-46), è disposto a lasciare tutto: «Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta» (Matteo 6,33).
All’uomo che ha idolatrato il mondo e il suo possesso Gesù propone, con la sua vita, un’inversione di marcia: dare fiducia totale a Dio e costruire il suo mondo di giustizia e fraternità; subordinare a questo disegno l’ansia per la propria sicurezza, fino ad accettare una volontaria povertà.
PER DIVENTARE DISCEPOLI
Mentre andavano per la strada, un tale gli disse: «Ti seguirò dovunque tu vada». Gesù gli rispose: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo». A un altro disse: «Seguimi». E costui rispose: «Signore, concedimi di andare a seppellire prima mio padre». Gesù replicò: «Lascia che i morti seppelliscano i loro morti: tu va’ e annunzia il regno di Dio». Un altro disse: «Ti seguirò, Signore, ma prima lascia che io mi congedi da quelli di casa». Ma Gesù gli rispose: «Nessuno che ha messo mano all’aratro e poi si volge indietro, è adatto per il regno di Dio». (Luca 9,57-62)

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