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CATECHISMO DEI GIOVANI
Io ho scelto voi

Catechismo dei Giovani

Io ho scelto voi
Il corpo e il dono di sé


Dio, che ha creato l’uomo e la donna per l’incontro dell’amore e per la maturità del dono di sé, attende e dona la capacità di una risposta gioiosa e responsabile. L’apostolo Paolo ci ricorda che «il corpo non è per l’impudicizia, ma per il Signore» e che il nostro corpo «è tempio dello Spirito Santo» (1Cor 6,1319).
In un progetto di vita che è dono di noi stessi al Signore, il nostro corpo e quello degli altri deve restare sempre luogo in cui si realizza l’amore che, attraverso noi, il Signore dona: «Glorificate dunque Dio nel vostro corpo!» (1Cor 6,20).
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Il cammino per integrare armoniosamente nella persona il bisogno e la pulsione sessuale, in modo che essa sia libera di decidere del dono di sé nell’esperienza del matrimonio o in quella della verginità, conosce leggi di crescita. Su questo cammino di maturazione gli ostacoli non mancano e sono sempre possibili i ripiegamenti e le chiusure, le imperfezioni e il peccato, che si manifestano in mentalità, atteggiamenti o orientamenti di fondo, comportamenti che non rispettano l’intima struttura della sessualità chiamata ad aprirsi all’amore.
C’è talora una banalizzazione della sessualità nel linguaggio o nei gesti. Viene meno il senso del pudore, il rispetto per il proprio corpo e per quello degli altri. Si può formare nella fantasia e nel desiderio una concezione distorta della sessualità, sostenuta da un clima di permissività e alimentata dalla diffusione di immagini pornografiche.
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C’è un uso della sessualità sentita e vissuta in solitudine come semplice piacere fine a se stesso, che talora rischia di fissarsi in abitudini e bisogni che ripiegano la persona su di sé e frenano la maturazione all’apertura disinteressata e all’amore. Si può andare incontro a esperienze precoci di relazioni sessuali, che diventano soddisfacimento reciproco della pulsione sessuale e lasciano la ferita e la frustrazione di non essersi sentiti né pienamente accolti né profondamente donati. Tendenze verso lo stesso sesso, spesso per blocchi psichici o per esperienze subite o cercate, possono sfociare in comportamenti devianti. L’impulso sessuale può addirittura diventare violenza ciecamente imposta o dolorosamente subita, oppure venire strumentalizzato a fine di lucro nella prostituzione.
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La capacità di assumere la sessualità, di viverla come dimensione della persona e di orientarla progressivamente al dono di sé si chiama castità. Non sempre oggi questa virtù è considerata o apprezzata. Talora è svalutata perché viene compresa come semplice inibizione o paura della sessualità. La castità, invece, è frutto di una profonda maturazione umana, sostenuta dalla viva presenza dello Spirito in noi, ed è condizione per quel dono libero di sé che è l’amore cristiano. Essa domanda innanzitutto che ci si formi ad una retta concezione della sessualità come energia finalizzata all’amore personale, profondo e stabile.
Per poter vivere in questo modo la sessualità, occorre un dominio di sé, della propria corporeità e dei bisogni sessuali e affettivi ad essa legati. Esso si ottiene nella docilità allo Spirito, attraverso una costante ascesi, un continuo e faticoso allenamento ad amare, che può essere sostenuto solo dal desiderio e dalla volontà di un amore vero. L’orientamento all’amore è la forza che dà la capacità di offrire a Dio la castità come dono, rinunciando liberamente all’uso della sessualità temporaneamente o per tutta la vita, a seconda che ci si orienti al matrimonio o alla scelta della verginità.
In questa tensione all’amore casto ci può essere d’aiuto la testimonianza di chi lo vive e il confronto con persone che possono educarci all’amore. Ma soprattutto abbiamo bisogno dell’incontro con il Dio dell’amore nell’ascolto della sua Parola, nella preghiera e nella vita sacramentale. Nella fatica di questa maturazione, che può registrare scoraggiamenti, debolezze e atteggiamenti egoistici, sappiamo di poter contare sull’amore di un Dio che ci accoglie, ci perdona e ci rimette in piedi per continuare gioiosamente il cammino sul quale ci chiama e ci accompagna.
«VOI VALETE TANTO QUANTO VALE IL VOSTRO CUORE»
Una corrente spontanea, istintiva, d’interesse e di attenzione si accende nell’uomo e nella donna. È la prima fondamentale apertura della persona verso l’altro. La creatura umana non potrebbe realizzarsi senza una possibilità di dialogo, senza conoscere altri, diversi da sé, senza accogliere gesti di affetto ed esprimere sentimenti di amicizia.
«Voi valete tanto quanto vale il vostro cuore. Tutta la storia dell’umanità è la storia del bisogno di amare e di essere amati. Questo fine secolo – soprattutto nelle regioni di evoluzione sociale accelerata – rende più difficile lo sboccio di una sana affettività. Far posto al cuore nella costruzione armoniosa della vostra personalità non ha niente a che vedere con la sensibilità morbosa né con il sentimentalismo. Il cuore è l’apertura di tutto l’essere all’esistenza degli altri, la capacità di intuirli, di comprenderli. Una tale sensibilità vera e profonda rende vulnerabili. Per questo taluni sono tentati di disfarsene e di chiudersi in se stessi. Amare è dunque essenzialmente donarsi agli altri. Lungi dall’essere una inclinazione istintiva, l’amore è una decisione cosciente della volontà di andare verso gli altri. Per poter amare in verità, bisogna staccarsi da molte cose e soprattutto da sé, dare gratuitamente, amare fino alla fine. L’essere umano è un essere corporale. Questa affermazione semplicissima è gravida di conseguenze. Per quanto materiale sia, il corpo non è un oggetto tra gli oggetti. Anzitutto esso è qualcuno, nel senso che è manifestazione della persona, un mezzo di presenza agli altri, di comunicazione, d’espressione estremamente variate. Il corpo è una parola, una lingua. Quale meraviglia e quale rischio nello stesso tempo! Giovani e ragazze, abbiate un grandissimo rispetto del vostro corpo e di quello altrui! Che il vostro corpo sia al servizio del vostro io profondo! Che i vostri gesti, i vostri sguardi siano sempre il riflesso della vostra anima. Vi auguro veramente di accogliere la sfida di questo tempo e di essere tutti e tutte campioni della padronanza cristiana del corpo. Questa padronanza è determinante per l’integrazione della sessualità nell’epoca attuale segnata dalla disinibizione, che non è senza spiegazione, ma che è purtroppo favorita da un vero sfruttamento dell’istinto sessuale. L’unione dei corpi è sempre stata il linguaggio più forte che due esseri possono dirsi l’un l’altro. Per questo un tale linguaggio, che tocca il mistero sacro dell’uomo e della donna, esige che non si compiano mai i gesti dell’amore senza che siano assicurate le condizioni di una presa a carico totale e definitiva dell’altro e che l’impegno in questo senso venga preso pubblicamente nel matrimonio». (Giovanni Paolo II, Messaggio ai giovani di Francia - Parigi, 1.6.1980)

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