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CATECHISMO DEI GIOVANI
Io ho scelto voi

Catechismo dei Giovani

Io ho scelto voi
Una comunione nel servizio reciproco


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La comunione non può nascere da calcoli umani, da semplici legami di razza o di cultura. Ogni qualvolta gli uomini hanno coltivato questi miti, hanno prodotto nuove divisioni e discriminazioni. La comunione ha inizio là dove, superando ogni distinzione, gli uomini accolgono il dono di un Dio che, in Gesù, ha rivelato una paternità nuova, perché essi formino una sola famiglia.
Per questo la Chiesa, vivendo la comunione, offre un servizio agli uomini, bisognosi di riconoscere le strade che conducono alla pace. Tale servizio esige umiltà, perché gli atteggiamenti orgogliosi e sprezzanti possono creare spaccature e incomprensioni. Esige anche accoglienza e bontà, perché ignorare gli altri o essere duri con loro può allontanarli da noi. Richiede soprattutto comprensione, pazienza e capacità di perdono, perché i limiti e gli errori non divengano motivo di una rottura definitiva.
Paolo raccomanda ai cristiani della comunità di Efeso: «Vi esorto dunque io, il prigioniero nel Signore, a comportarvi in maniera degna della vocazione che avete ricevuto, con ogni umiltà, mansuetudine e pazienza, sopportandovi a vicenda con amore, cercando di conservare l’unità dello spirito per mezzo del vincolo della pace» (Efesini 4,1-3). Di fronte alle difficoltà, alle diversità, alle incomprensioni che sempre possono manifestarsi nella comunità cristiana, quanti hanno compreso il dono della comunione non lasciano nulla di intentato per ritrovare la via del dialogo, dell’accettazione e dell’unità.
Far crescere la comunione, però, significa anche scoprire un vero atteggiamento di servizio nei confronti degli altri. A ciascuno sono stati dati doni particolari perché li metta a disposizione della crescita dei fratelli (Efesini 4,7).
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Tutti, quindi, nella comunità cristiana, siamo chiamati a diventare protagonisti, con impegni e funzioni diverse, nella edificazione dell’amore e della comunione. Anche coloro che sono deboli o si credono inutili possono dare molto e quindi devono essere rispettati e valorizzati (1 Corinzi 12,12-27). I compiti differenti che ciascuno si assume nell’annuncio della parola, nella celebrazione della liturgia, nel servizio dei fratelli, magari più poveri e dimenticati, non devono divenire motivo di distacco o di contrasto, ma servire a mostrare e a realizzare una comunità che cresce, con ricchezza e varietà, verso la pienezza dell’amore di Cristo (Efesini 4,11-16).
Per far fronte alle esigenze che nascono da questi compiti, anche concreti, la Chiesa si dà strutture e organismi, a servizio dell’annuncio della parola di Dio, della vita liturgica, della testimonianza della carità. Tutti i cristiani devono concorrere a sostenerli e svilupparli, con il proprio contributo di tempo e di mezzi.
In questo dovere di condivisione rientra anche il sostentamento economico di quanti, a tempo pieno, si impegnano nel ministero pastorale. La comunità cristiana, provvedendo alle loro necessità materiali, consente e facilita la loro dedizione ad un servizio senza riserve e con totale libertà.

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