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CATECHISMO DEI GIOVANI
Io ho scelto voi

Catechismo dei Giovani

Io ho scelto voi
Scheda: Celebrare e vivere la misericordia del Padre: il sacramento della Riconciliazione


1. TANTE DIFFICOLTÀ
PER UN DONO
Ci siamo confessati da bambini, ma ora questo sacramento ci appare a volte inutile, qualcosa che non va più bene alla nostra età, una tassa pesante da pagare. Stentiamo a vederne il posto nella nostra vita di giovani e di cristiani.
Sentiamo in noi o da altri tante giustificazioni per questo atteggiamento:
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– Se siamo liberi e siamo responsabili di noi stessi, perché confessarsi davanti a Dio? Basta rendere conto alla propria coscienza.
– Siamo condizionati dalla nostra struttura psicologica. Perché confessarsi, se non siamo stati liberi nella nostra scelta?
– Siamo costretti dalla società. Tante nostre scelte sbagliate non avevano alternative: fanno tutti così!
– Siamo figli di Dio: perché dover fare i conti con la Chiesa e confessare ad un uomo, sia pure prete, i nostri peccati, quando abbiamo detto già a Dio che siamo pentiti?
– C’è anche un altro motivo per non confessarsi: dovrei ripetere ancora quell’elenco di peccati che ho imparato da piccolo; non è una cosa seria! In fondo non abbiamo peccati da confessare...
Quanti “no” sembrano giustificare il rifiuto di questo sacramento! Sono ragioni o pretesti? Forse il problema sta nel capire quanto il sacramento della riconciliazione è dentro il Vangelo di Gesù, quanto è “lieta notizia”, quanto è un dono. Forse il problema sta nel modo con cui abbiamo vissuto finora questo sacramento.
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2. IL VANGELO DEL PERDONO
Se ci si impegna a realizzare un progetto di vita cristiana, si deve far riferimento alla vita di Gesù, al suo Vangelo.
Gesù ha voluto che i suoi incontri di perdono con i peccatori si prolungassero nel tempo per mezzo della Chiesa. Per questo Gesù risorto dice: «Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati saranno rimessi...» (Giovanni 20,22-23). Nel sacramento della riconciliazione Gesù offre la possibilità di riprendere in mano il progetto di vita ogni volta che ci allontaniamo da esso.
L’incontro con Gesù ci apre gli occhi, per capire la nostra miseria. Solo a confronto con lui scopriamo quanto siamo egoisti, falsi, pigri... La sua parola e la sua vita fanno luce sui nostri comportamenti, sulle motivazioni che li sostengono, fino al nucleo più profondo del nostro essere, dove si decide se aprirsi all’amore o chiudersi nell’egoismo. Non possiamo barare con noi stessi: oltre ogni condizionamento c’è un significativo spazio di libertà e di responsabilità che resta sempre nelle nostre mani. Il sacramento della Riconciliazione ci aiuta a fare verità in noi stessi, aprendoci alla vera libertà.
Gesù, nel suo impegno per l’uomo, si è accomunato con i peccatori. Egli ha così manifestato l’immensa misericordia del Padre. Morendo in croce per «dare la propria vita in riscatto» per l’umanità (Marco 10,45), Gesù ci ha mostrato che Dio è disposto a tutto pur di riconquistare il nostro amore. Nel sacramento della Riconciliazione a tutti è offerto il perdono, e si fa esperienza profonda della misericordia di Dio.
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Peccare è allontanarci dal disegno di Dio pensando di poter fare di testa nostra, rifiutare il suo amore di Padre, disprezzare e andar contro gli insegnamenti che egli ci dà attraverso la Chiesa. Tutto questo intacca, sia pure a diversi livelli di profondità, ma sempre in modo essenziale, la nostra identità di figli. Ricostruirla non è nelle nostre capacità. Sta qui la gravità del peccato e solo il dono di Dio, che ci viene dato nel sacramento della Riconciliazione, può restaurare o ricostruire l’immagine di Dio in noi.
Il peccato, anche il più personale ed intimo, è rottura dei rapporti con Dio, lacerazione del rapporto con i fratelli. La vita segnata dal peccato appare come una ferita dentro il corpo della comunità. Nella comunità si deve ritrovare la gioia del perdono. La riconciliazione con la Chiesa, tramite il ministro ordinato, è il segno della riconciliazione piena con Dio e con i fratelli. Non sono io che mi perdono; è Dio che ci perdona e ci riconcilia nella Chiesa.
Forse ci è già capitato nella vita di avvertire come, con un fatto grave o un atteggiamento negativo prolungato, abbiamo lasciato la casa del Padre. Allora abbiamo sentito il bisogno di una inversione di marcia, di un ritorno a casa, per dire: Padre, ho peccato. È stata l’esperienza profonda della conversione, del perdono, della riconciliazione, l’inizio di una vita nuova.
Tale esperienza va ripetuta periodicamente, soprattutto in Avvento, in Quaresima: il cammino difficile del cristiano ha sempre bisogno di sostegno, di misericordia, di rinnovata amicizia. Con la celebrazione periodica della Riconciliazione diciamo che tutti abbiamo bisogno della misericordia di Dio e che non facciamo pace con i nostri difetti abituali; che non ci stanchiamo di lottare contro il male che è in noi e fuori di noi, pur sapendo che sarà una lotta che durerà quanto la vita.
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3. IL CAMMINO
DELLA RICONCILIAZIONE
La celebrazione del sacramento della Penitenza ci invita a vivere alcuni atteggiamenti, necessari per realizzare appieno la riconciliazione.
Il primo passo è l’ascolto della parola di Dio, che illumina il nostro esame di coscienza. Essa ci fa capire l’amore misericordioso e fedele del Padre, che ci riconcilia a sé con la morte e risurrezione di Cristo e con il dono dello Spirito Santo; essa ci apre gli occhi a vedere dove c’è peccato nella nostra vita, illuminando le schiavitù, le idolatrie, gli egoismi che portavamo senza valutarne il peso.
L’ascolto della Parola ci apre al pentimento, a maturare, nel riconoscimento dei nostri peccati, un atteggiamento di sincero dolore per il male compiuto e il proposito di non peccare più. Nel percepire la distanza della nostra vita da quella di Gesù, nasce in noi il dispiacere di aver bruciato un’amicizia e il desiderio di lasciarcela ricomporre da lui.
Ne consegue una sincerità con noi stessi di fronte a Dio, che si esprime nel riconoscere e confessare i nostri peccati e si fa dialogo con il ministro della Chiesa. La sua parola si inserisce nel concreto cammino della vita per farsi orientamento e incoraggiamento.
Il prete ci chiede un gesto penitenziale: è il segno che la conversione non è velleitaria, ma accetta di porre fatti concreti nella direzione dell’amore. Si esprime così il coraggio di evitare le occasioni, di impegnarsi nel rinnovamento di uno degli aspetti della nostra personalità: la lealtà nei rapporti, il servizio, l’impegno nel proprio lavoro o studio, lo spazio per la vita interiore... Nessuno di questi gesti è risolutivo: occorrerà ripeterlo senza stancarsi. Ma in questo sta la grazia del cristiano: essere un peccatore che continuamente si converte.
È il Padre che perdona attraverso la Chiesa, non siamo noi che ci perdoniamo pentendoci. L’assoluzione che il prete ci dà è il gesto con cui la Chiesa mi attesta e mi trasmette il perdono di Dio, e io rinasco a una vita nuova.
Il peccato ha una forza distruttiva anche verso gli altri e le cose. Tutto contamina e distrugge. Per questo il perdono ricevuto conduce a perdonare gli altri, a cambiare il proprio ambiente portando in esso i valori della pace ricevuta e la volontà di testimoniare l’amore di Dio con una vita rinnovata.
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