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CATECHISMO CHIESA CATTOLICA
LEV Libreria Editrice Vaticana

Catechismo Chiesa Cattolica

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III. Le caratteristiche della fede


III. Le caratteristiche della fede
La fede è una grazia
  153 Quando san Pietro confessa che Gesù è il Cristo, il Figlio del Dio vivente, Gesù gli dice: « Né la carne né il sangue te l’hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli » ().
nota
(184) Cf .
La fede è un dono di Dio, una virtù soprannaturale da lui infusa. « Perché si possa prestare questa fede, è necessaria la grazia di Dio che previene e soccorre, e gli aiuti interiori dello Spirito Santo, il quale muova il cuore e lo rivolga a Dio, apra gli occhi della mente, e dia "a tutti dolcezza nel consentire e nel credere alla verità" ».
nota
(185) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Dei Verbum, 5: AAS 58 (1966) 819.
La fede è un atto umano
CdA 86-94
CONFRONTAVAI
Mt 16,17Gal 1,15-16Mt 11,25
  154 È impossibile credere senza la grazia e gli aiuti interiori dello Spirito Santo. Non è però meno vero che credere è un atto autenticamente umano. Non è contrario né alla libertà né all’intelligenza dell’uomo far credito a Dio e aderire alle verità da lui rivelate. Anche nelle relazioni umane non è contrario alla nostra dignità credere a ciò che altre persone ci dicono di sé e delle loro intenzioni, e far credito alle loro promesse (come, per esempio, quando un uomo e una donna si sposano), per entrare così in reciproca comunione. Conseguentemente, ancor meno è contrario alla nostra dignità « prestare, con la fede, la piena sottomissione della nostra intelligenza e della nostra volontà a Dio quando si rivela »
nota
(186) Concilio Vaticano I, Cost. dogm. Dei Filius, c. 3: DS 3008.
ed entrare in tal modo in intima comunione con lui.
CdA 86-94
CONFRONTAVAI
  155 Nella fede, l’intelligenza e la volontà umane cooperano con la grazia divina: « Credere est actus intellectus assentientis veritati divinae ex imperio voluntatis a Deo motae per gratiam – Credere è un atto dell’intelletto che, sotto la spinta della volontà mossa da Dio per mezzo della grazia, dà il proprio consenso alla verità divina ».
nota
(187) San Tommaso d’Aquino, Summa theologiae, II-II, q. 2, a. 9, c: Ed. Leon. 8, 37; cf Concilio Vaticano I, Cost. dogm. Dei Filius, c. 3: DS 3010.
La fede e l’intelligenza
CdA 86-94
CONFRONTAVAI
  156 Ilmotivo di credere non consiste nel fatto che le verità rivelate appaiano come vere e intelligibili alla luce della nostra ragione naturale. Noi crediamo « per l’autorità di Dio stesso che le rivela, il quale non può né ingannarsi né ingannare ».
nota
(188) Concilio Vaticano I, Cost. dogm. Dei Filius, c. 3: DS 3008.
« Nondimeno, perché l’ossequio della nostra fede fosse "conforme alla ragione", Dio ha voluto che agli interiori aiuti dello Spirito Santo si accompagnassero anche prove esteriori della sua rivelazione ».
nota
(189) Concilio Vaticano I, Cost. dogm. Dei Filius, c. 3: DS 3009.
Così i miracoli di Cristo e dei santi,
nota
(190) Cf .
le profezie, la diffusione e la santità della Chiesa, la sua fecondità e la sua stabilità « sono segni certissimi della divina rivelazione, adatti ad ogni intelligenza »,
nota
(191) Concilio Vaticano I, Cost. dogm. Dei Filius, c. 3: DS 3009.
sono motivi di credibilità i quali mostrano che l’assenso della fede non è « affatto un cieco moto dello spirito ».
nota
(192) Concilio Vaticano I, Cost. dogm. Dei Filius, c. 3: DS 3010.
CdA 74-94
CONFRONTAVAI
CdA 189-195
CONFRONTAVAI
Mc 16,20Eb 2,4
  157 La fede è certa, più certa di ogni conoscenza umana, perché si fonda sulla Parola stessa di Dio, il quale non può mentire. Indubbiamente, le verità rivelate possono sembrare oscure alla ragione e all’esperienza umana, ma « la certezza data dalla luce divina è più grande di quella offerta dalla luce della ragione naturale ».
nota
(193) San Tommaso d’Aquino, Summa theologiae, II-II, q. 171, a. 5, ad 3: Ed. Leon. 10, 373.
« Diecimila difficoltà non fanno un solo dubbio ».
nota
(194) John Henry Newman, Apologia pro vita sua, c. 5, ed. M.J. Svaglic (Oxford 1967) p. 210.
CdA 86-94
CONFRONTAVAI
  158 « La fede cerca di comprendere »:
nota
(195) Sant’Anselmo d’Aosta, Proslogion, Prooemium: Opera omnia, ed. F.S. Schmitt, v. 1 (Edimburgo 1946) p. 94.
è caratteristico della fede che il credente desideri conoscere meglio colui nel quale ha posto la sua fede, e comprendere meglio ciò che egli ha rivelato; una conoscenza più penetrante richiederà a sua volta una fede più grande, sempre più ardente d’amore. La grazia della fede apre « gli occhi della mente » () per una intelligenza viva dei contenuti della Rivelazione, cioè dell’insieme del disegno di Dio e dei misteri della fede, dell’intima connessione che li lega tra loro e con Cristo, centro del mistero rivelato. Ora, « affinché l’intelligenza della Rivelazione diventi sempre più profonda, lo [...] Spirito Santo perfeziona continuamente la fede per mezzo dei suoi doni ».
nota
(196) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Dei Verbum, 5: AAS 58 (1966) 819.
Così, secondo il detto di sant’Agostino: « Credi per comprendere: comprendi per credere ».
nota
(197) Sant’Agostino, Sermo 43, 7, 9: CCL 41, 512 (PL 38, 258).
CdA 86-94
CONFRONTAVAI
Ef 1,18
  159 Fede e scienza. « Anche se la fede è sopra la ragione, non vi potrà mai essere vera divergenza tra fede e ragione: poiché lo stesso Dio che rivela i misteri e comunica la fede, ha anche deposto nello spirito umano il lume della ragione, questo Dio non potrebbe negare se stesso, né il vero contraddire il vero ».
nota
(198) Concilio Vaticano I, Cost. dogm. Dei Filius, c. 4: DS 3017.
« Perciò la ricerca metodica di ogni disciplina, se procede in maniera veramente scientifica e secondo le norme morali, non sarà mai in reale contrasto con la fede, perché le realtà profane e le realtà della fede hanno origine dal medesimo Dio. Anzi, chi si sforza con umiltà e perseveranza di scandagliare i segreti della realtà, anche senza che egli se ne avveda, viene come condotto dalla mano di Dio, il quale, mantenendo in esistenza tutte le cose, fa che siano quello che sono ».
nota
(199) Concilio Vaticano II, Cost. past. Gaudium et spes, 36: AAS 58 (1966) 1054.
La libertà della fede
CdA 86-94
CONFRONTAVAI
  160 Perché la risposta di fede sia umana, « è elemento fondamentale [...] che gli uomini devono volontariamente rispondere a Dio credendo; che perciò nessuno può essere costretto ad abbracciare la fede contro la sua volontà. Infatti l’atto di fede è volontario per sua stessa natura ».
nota
(200) Concilio Vaticano II, Dich. Dignitatis humanae, 10: AAS 58 (1966) 936; cf CIC canone 748 § 2.
« Dio chiama certo gli uomini a servirlo in spirito e verità, per cui essi sono vincolati in coscienza, ma non coartati. [...] Ciò è apparso in sommo grado in Cristo Gesù ».
nota
(201) Concilio Vaticano II, Dich. Dignitatis humanae, 11: AAS 58 (1966) 936.
Infatti, Cristo ha invitato alla fede e alla conversione, ma a ciò non ha affatto costretto. « Ha reso testimonianza alla verità, ma non ha voluto imporla con la forza a coloro che la respingevano. Il suo regno [...] cresce in virtù dell’amore, con il quale Cristo, esaltato in croce, trae a sé gli uomini ».
nota
(202) Concilio Vaticano II, Dich. Dignitatis humanae, 11: AAS 58 (1966) 937.
La necessità della fede
CdA 86-94
CONFRONTAVAI
  161 Credere in Gesù Cristo e in colui che l’ha mandato per la nostra salvezza, è necessario per essere salvati.
nota
(203) Cf e altrove.
« Poiché "senza la fede è impossibile essere graditi a Dio" () e condividere la condizione di suoi figli, nessuno può essere mai giustificato senza di essa e nessuno conseguirà la vita eterna se non "persevererà in essa sino alla fine" (; ) ».
nota
(204) Concilio Vaticano I, Cost. dogm. Dei Filius, c. 3: DS 3012; cf Concilio di Trento, Sess. 6a, Decretum de iustificatione, c. 8: DS 1532.
La perseveranza nella fede
CdA 86-94
CONFRONTAVAI
Mc 16,16Gv 3,366,40Eb 11,6Mt 10,2224,13
  162 La fede è un dono che Dio fa all’uomo gratuitamente. Noi possiamo perdere questo dono inestimabile. San Paolo, a questo proposito, mette in guardia Timoteo: Combatti « la buona battaglia con fede e buona coscienza, poiché alcuni che l’hanno ripudiata hanno fatto naufragio nella fede » (). Per vivere, crescere e perseverare nella fede sino alla fine, dobbiamo nutrirla con la Parola di Dio; dobbiamo chiedere al Signore di accrescerla;
nota
(205) Cf .
essa deve operare « per mezzo della carità » (),
nota
(206) Cf .
essere sostenuta dalla speranza
nota
(207) Cf .
ed essere radicata nella fede della Chiesa.
La fede – inizio della vita eterna
CdA 86-94
CONFRONTAVAI
1Tm 1,18-19Mc 9,24Lc 17,522,32Gal 5,6Gc 2,14-26Rm 15,13
  163 La fede ci fa gustare come in anticipo la gioia e la luce della visione beatifica, fine del nostro pellegrinare quaggiù. Allora vedremo Dio « a faccia a faccia » (), « così come egli è » (). La fede, quindi, è già l’inizio della vita eterna:
« Fin d’ora contempliamo come in uno specchio, quasi fossero già presenti, le realtà meravigliose che le promesse ci riservano e che, per la fede, attendiamo di godere ».
nota
(208) San Basilio Magno, Liber de Spiritu Sancto , 15, 36: SC 17bis, 370 (PG 32, 132); cf San Tommaso d’Aquino, Summa theologiae , II-II, q. 4, a. 1, c: Ed. Leon. 8, 44.
CdA 86-94
CONFRONTAVAI
1Cor 13,121Gv 3,2
  164 Ora, però, « camminiamo nella fede e non ancora in visione » (), e conosciamo Dio « come in uno specchio, in maniera confusa..., in modo imperfetto » (). La fede, luminosa a motivo di colui nel quale crede, sovente è vissuta nell’oscurità. La fede può essere messa alla prova. Il mondo nel quale viviamo pare spesso molto lontano da ciò di cui la fede ci dà la certezza; le esperienze del male e della sofferenza, delle ingiustizie e della morte sembrano contraddire la Buona Novella, possono far vacillare la fede e diventare per essa una tentazione.
CdA 86-94
CONFRONTAVAI
2Cor 5,71Cor 13,12
  165 Allora dobbiamo volgerci verso i testimoni della fede: Abramo, che credette, « sperando contro ogni speranza » (); la Vergine Maria che, nel « cammino della fede »,
nota
(209) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium, 58: AAS 57 (1965) 61.
è giunta fino alla « notte della fede »
nota
(210) Giovanni Paolo II, Lett. enc. Redemptoris Mater, 17: AAS 79 (1987) 381.
partecipando alla sofferenza del suo Figlio e alla notte della sua tomba;
nota
(211) Cf Giovanni Paolo II, Lett. enc. Redemptoris Mater, 18: AAS 79 (1987) 382-383.
e molti altri testimoni della fede: « Circondati da un così gran numero di testimoni, deposto tutto ciò che è di peso e il peccato che ci assedia, corriamo con perseveranza nella corsa che ci sta davanti, tenendo fisso lo sguardo su Gesù, autore e perfezionatore della fede » ().
CdA 86-94
CONFRONTAVAI
Rm 4,18Eb 12,1-2

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